“Non ci sono più le mezze stagioni” anzi “le stagioni” lo afferma uno studio del Cnr

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Italia –  Uno studio del Cnr-Iia, pubblicato sull’International Journal of Climatology, vede come l’andamento dei nuovi record storici di temperature estreme in Italia segua una netta deriva climatica, mostrando per la prima volta che anche questi eventi estremi sono al di fuori di una variabilità naturale del clima.

L’Italia si sta riscaldando in termini di temperature medie annuali. Ma ciò che tutti noi percepiamo non è il riscaldamento medio, bensì gli estremi di caldo (o di freddo). Non è un caso che sui media si senta spesso parlare del superamento di nuovi record di temperatura. Ma questi eventi estremi sono effettivamente aumentati rispetto al passato? Solo la climatologia, che si basa su analisi statistiche delle misure meteorologiche, può dare un’informazione quantitativa e affidabile. Antonello Pasini, ricercatore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), è coautore di uno studio al riguardo, condotto con Stefano Amendola, dottorando in fisica dell’Università di Roma Tre, e altri colleghi, pubblicato sull’International Journal of Climatology.

A-Pasini2017“È interessante analizzare l’andamento dei record storici, cioè degli eventi di temperature mai registrate prima sulle stazioni meteorologiche italiane durante il periodo di misura. In particolare, l’andamento dei record delle temperature medie mensili nel corso degli anni ci può dare informazioni sulle variazioni dell’impatto di lunghe ondate di caldo o di freddo”, spiega Pasini. “In questo studio ci siamo chiesti se il numero dei nuovi record di caldo e di freddo in Italia segua ancora il normale comportamento degli estremi in un clima costante, cioè in condizioni di temperatura media stazionaria. O se questo comportamento sia effettivamente cambiato e segua ora una ‘legge’ diversa”.

Analizzando con una metodica innovativa i dati di 54 stazioni italiane nel periodo 1961-2016, gli autori hanno estratto le informazioni della variabilità di temperatura nel ventennio 1961-1980 e hanno simulato – con il cosiddetto metodo Monte Carlo, una tecnica numerica probabilistica – il numero di record mensili di caldo e freddo che si sarebbero avuti dal 1981 in poi se non fossero cambiate le condizioni di temperatura e variabilità. “Una volta confrontati questi andamenti con i dati osservati realmente abbiamo trovato che, specialmente in estate, il numero di nuovi record di caldo ha superato abbondantemente quelli attesi in un regime di clima costante e abbiamo avuto lunghe ondate di calore, più frequenti e più intense. La frequenza dei nuovi record di freddo va invece calando, specie dagli anni ’90”, conclude Pasini. “In molti mesi non possiamo più calcolare i tempi di ritorno di questi eventi utilizzando la teoria statistica consolidata e siamo in presenza di una nuova legge di comportamento di questi eventi estremi e di una netta deriva climatica, ben al di là della variabilità naturale del clima italiano. In particolare, dobbiamo aspettarci tempi di ritorno molto più brevi per i record di caldo e un po’ più lunghi per quelli di freddo”.

Fonte Cnr.it

L’articolo completo (a pagamento) è rintraccabile al seguente link

https://rmets.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/joc.5952

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