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La Meraviglia Frasassi non smette di sorprendere: scoperti nuovi ambienti

Frasassi Grotta Bella Nuovi Ambienti Cai JesiGenga – Intuito, perseveranza e tanto coraggio. È il segreto della scoperta di tre speleologi marchigiani del Club Alpino Italiano di Jesi che, dopo un anno di esplorazioni, sono riusciti a trovare nel ventre di Monte Valmontagnana  il collegamento tra la Grotta Bella e i 19 chilometri del complesso carsico “Grotta del fiume-Grotta grande del vento”.
La notizia, resa pubblica questo fine settimana, già fa sognare geologi, studiosi e appassionati degli ambienti ipogei. Dimostra innanzitutto che la Grotta Bella è una logica continuazione del più grande e conosciuto complesso delle Grotte di Frasassi; secondo poi facilita l’accesso ad ambienti sconosciuti, a delle grotte primordiali che mostrano gli stessi processi genetici all’origine del complesso gengarino.
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Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo. Tutto il merito è degli speleologi Amedeo Griffoni, Antonio Piazza e Luca Pieroni che, con la benedizione dell’Ente Parco, hanno per un anno intero,  perlustrato la Grotta Bella convinti che seppur conosciuta da decenni celasse segreti.

«Se è vero che le sale e condotte della Grotta Bella – spiegano – sono mappate è altrettanto vero che non sono state abbastanza esplorate. Le si poteva raggiungere solo oltrepassando passaggi strettissimi ed immergendosi in freddi sifoni di acque sulfurei. Il che ha consentito di preservare la bellezza e il contenuto di rarità scientifiche degli
ambienti».

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I tre, caparbi, a forza di esplorare ad un certo punto individuano una massa di detriti. «Un cumulo provocato da una frana sicuramente risalente all’ultimo periodo interglaciale, dunque circa 10-12 mila anni fa, che ha interrotto il passaggio tra i due ambienti». Coraggiosi, iniziano a scavare. Il lavoro è lungo e pericoloso. Ogni centimetro guadagnato è sudato ma riescono a creare un passaggio.

«Ci sono voluti diversi mesi per scavare il tunnel – raccontano – ma quando siamo riusciti a superare la frana siamo entrati in una caverna delle meraviglie. Sotto il fascio delle nostre luci sono apparsi drappeggi e cortine di cristalli di gesso di vari colori, che subito abbiamo capito quanto siano rari per la loro dimensione eccezionale e per le loro forme aciculari. Ci sono delle particolari concrezioni di gesso e delle rocce corrose da vapori acidi che sembrano ospitare una flora batterica che riteniamo unica tutta da studiare».Frasassi Grotta Bella Nuovi Ambienti Cai Jesi

Plausi anche dal Comune di Genga: «siamo lieti che ci siano speleologi che continuano ad esplorare i nostri ambienti  – commenta il sindaco Giuseppe Medardoni – conferma l’appeal del nostro territorio e la sua importanza dal punto di visto scientifico».
Parere condiviso dal professore Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino, coordinatore del geoparco umbro-marchigiano. «L’Appennino nord-marchigiano – spiega – è un territorio unico nel suo genere. Possiede un patrimonio geologico e geomorfologico senza eguali, speciale per ricchezza, diversità, rarità, interesse scientifico, richiamo estetico e ad alto valore educativo. E’ un museo geologico a cielo aperto e anche ipogeo – conclude – che si presenta con una straordinaria e continua successione stratigrafica lunga 200 milioni di anni, ospita geositi unici e un sistema esteso di grotte carsiche che sono un unicum per i geologi di tutto il mondo. Insomma una meta per il turismo geo-naturalistico e scientifico mondiale».
Come lo conferma l’interesse che la scoperta di Amedeo Griffoni, Antonio Piazza e Luca Pieroni sta riscuotendo. Intanto per questioni di sicurezza ma anche per garantire l’integrità degli ambienti, è stato installato un cancello.
Véronique Angeletti@civetta.tv
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