Open day…open your mind al Polo liceale “G. Mazzatinti”

Polo MazzatintiGubbio – Sabato 12 dicembre, dalle 15.30 alle 18.30, il Polo liceale “G. Mazzatinti” partecipa alla Settimana del #PianoScuolaDigitale  con un evento dal titolo  “Open day… open your mind!”  in concomitanza con l’Open day dell’Istituto. Docenti e studenti dell’Istituto accoglieranno famiglie e tutti i cittadini interessati alla visita della scuola, anche presentando la strumentazione e le pratiche digitali in uso nel corso della normale attività didattica.

“La scuola aderisce e  partecipa con entusiasmo alle attività del Piano Nazionale Scuola Digitale, attraverso i laboratori e tutte le tecnologie presenti nelle due sedi. E’ la scuola del futuro” – dichiara la dirigente scolastica Marinangeli – quella che coniuga la tradizione degli studi classici e scientifici, con l’uso di canali digitali e di altissima tecnologia”.

 

Per approfondire…u

Ma cos’è il Piano Nazionale per la scuola digitale ?

Fonte: ischool. articolo completo dei finanziamenti a disposizione

Il Piano Nazionale per la Scuola Digitale non è un’idea nuova. Nasce già nel 2007 e mirava a modificare gli ambienti. I risultati le conosciamo: nelle classe appaiono le Lim (lavagna interattiva multimediale), si stilano le prime procedure per realizzare le Classi 2.0 e poi le Scuole 2.0

Le classi 2.0, nate nel 2009, e prevedevano la realizzazione di laboratori nelle classi, per offrire agli studenti ambienti di apprendimento innovativi.

Il Piano Nazionale per la scuola Digitale è stato ufficialmente presentato il 27 ottobre 2015. E’ un percorso di innovazione e digitalizzazione pensato per le scuole nel quadra della riformata L.107/2015 la legge cosiddetta “Buona Scuola” approvata quest’anno.

I suoi obiettivi sono:  introdurre le nuove tecnologie nelle scuole;  diffondere l’idea di apprendimento permanente (life-long learning); estendere il concetto di scuola dal luogo fisico a spazi di apprendimento virtuali.

Le azioni previste si sviluppano in 35 punti e sono già state per la maggior parte finanziate. Attingono alle risorse messe a disposizione dalla legge sulla Buona Scuola e dai Fondi strutturali Europei  per un totale di un miliardo di euro. Il Piano sarà attuato da qui al 2020.

Secondo l’Osservatorio tecnologico del Miur,  istituito nel 2000, che si occupa di raccogliere i dati sul processo di digitalizzazione delle scuole. L’ultima analisi conclusa (relativa all’anno scolastico 2014-2015) è stata articolata su 3 assi principali:

la dematerializzazione dei servizi (siti e portali, comunicazione scuola-famiglia, registro elettronico, gestione dei contenuti didattici multimediali);

la dotazione tecnologica dei laboratori e delle biblioteche (connessioni, computer, lim e proiettori interattivi);

le dotazioni tecnologiche delle aule (connessioni, devices fissi e mobili in dotazione a studenti e docenti, LIM e proiettori interattivi).

Ecco i 35 punti che il piano si prefigge di raggiungere entro il 2020 e i suoi obiettivi

La banda…

  1. FIBRA – Ogni scuola deve essere raggiunta da fibra ottica, o comunque da una connessione in banda larga o ultra-larga, sufficientemente veloce per permettere, ad esempio, l’uso di soluzioni cloud per la didattica e l’uso di contenuti di apprendimento multimediali.
  1. CABLAGGIO – Le strutture interne alla scuola devono essere in grado di fornire, attraverso cablaggio LAN o wireless, un accesso diffuso, in ogni aula, laboratorio, corridoio e spazio comune.
  1. CANONE DI CONNETTIVITA’ – Per potenziare le connessioni esistenti e mettere le scuole in grado di abilitare l’attività didattica attraverso le tecnologie digitali. Il contributo è destinato a servizi di connettività di base, e a servizi di connettività evoluta.

Lo spazio…

  1. AMBIENTI PER LA DIDATTICA DIGITALE – Mettere al centro la didattica laboratoriale, come punto d’incontro tra sapere e saper fare. L’aula deve diventare un “luogo abilitante e aperto”, dotata di ambienti flessibili pienamente adeguati all’uso del digitale. Questo significa: aule “aumentate”, cioè con postazioni per la fruizione individuale e collettiva del web e dei contenuti; spazi alternativi per l’apprendimento, cioè aule più grandi, in grado di accogliere più classi, o gruppi-classe in plenaria; laboratori mobili, ovvero dispositivi in carrelli e box mobili a disposizione di tutta la scuola.
  1. CHALLENGE PRIZE PER LA SCUOLA – I “Challenge Prizes” sono sfide con premi in denaro per chi riesce rispondere a un problema (la sfida) in maniera innovativa. Un challenge prize si sviluppa secondo diverse fasi. Si definisce una sfida tecnologica o sociale, e si mette in palio un premio per la realizzazione di una soluzione. Un primo  Challenge lanciato dal Miur è stato il bando di Talent Italy.
  1. POLITICHE ATTIVE DI BYOD (BRING YOUR OWN DEVICE) – A partire da dicembre 2015, si attueranno politiche per aprire le scuole al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device), cioè l’utilizzo di dispositivi elettronici personali durante le attività didattiche.
  1. PIANO PER I LABORATORI – L’idea è quella di creare laboratori che non siano solo contenitori di tecnologia, ma piuttosto “luoghi di innovazione”: finora le pratiche laboratoriali sono state relegate alle ore extra-scolastiche, mentre a riforma le vuole mettere al centro dell’attività didattica curriculare.
  • atelier creativi per le scuole del primo ciclo: vengono definiti come “scenari didattici costruiti attorno a robotica ed elettronica educativa, logica e pensiero computazionale, artefatti manuali e digitali, serious play e storytelling”.
  • Gli istituti superiori verranno “rafforzati” in chiave digitale. In quest’ottica, un istituto a indirizzo moda potrebbe, ad esempio, aggiornare la propria pratica didattica attraverso la stampa 3D dei modelli; un liceo artistico (o classico), potrebbe aggiornare i propri percorsi formativi integrandoli con elementi di creatività digitale e multimediale.
  • Laboratori per i Neet, o “laboratori territoriali per l’occupabilità”: spazi a disposizione delle scuole del territorio, dove i ragazzi che non studiano e non lavorano possono realizzare i loro progetti creativi.
  • Laboratori “School-friendly”: mappatura dei laboratori aperti alle scuole o disponibili all’apertura alle scuole presenti nel territorio, presso musei, enti di ricerca, parchi tecnologici, fondazioni, associazioni e altri spazi come ad esempio i Fab Lab. Gli enti locali possono certificare i laboratori sul proprio territorio.
  1. EDILIZIA SCOLASTICA INNOVATIVA – Il fondo unico per l’edilizia scolastica per il periodo dal 2015-2017 consentirà da un lato di mettere a norma e in sicurezza gli edifici già esistenti, e dall’altro di costruire nuove scuole innovative dal punto di vista architettonico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica.

La carta d’identità digitale degli studenti e dei docenti

  1. SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE UNICA (SINGLE SING-ON) – Effettiva razionalizzazione degli accessi e delle autenticazioni alle piattaforme Miur
  1. ID DIGITALE STUDENTE – La Buona scuola prevede che ogni studente abbia una identità digitale. Finora è stata attivata solo la Carta dello Studente “IoStudio”, una tessera nominativa attestante lo status di studente frequentante con cui il ragazzo può accedere a un’area personale online dove può accedere a servizi e informazioni varie.
  1. ID DIGITALE DOCENTE – La “Carta del Docente” è un profilo personale del docente che conterrà le molteplici informazioni e interazioni amministrative (fascicolo del docente), oltre che quelle relative alla crescita professionale.

Digitalizzare la burocrazia: il registro elettronico in tutte le scuole e open data

  1. DIGITALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DELLA SCUOLA –L’amministrazione digitale della scuola consiste: nella fatturazione e pagamenti elettronici; nella procedura di dematerializzazione dei contratti del personale (supplenze brevi); nell’estensione alla formazione professionale (delle Regioni interessate) già a partire dall’anno scolastico 2015-2016.
  1. REGISTRO ELETTRONICO – Pur essendo obbligatorio (DL 95/2012), non tutte le scuole lo hanno adottato. L’obiettivo è estenderlo al 100% delle classi.
  1. STRATEGIA “DATI DELLA SCUOLA” – A partire da settembre 2016 si procederà con la pubblicazione online dei dati relativi a: i bilanci delle scuole, i dati pubblici afferenti al Sistema nazionale di valutazione, l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, i dati in forma aggregata dell’Anagrafe degli studenti, i provvedimenti di incarico di docenza, i piani dell’offerta formativa, i dati dell’Osservatorio tecnologico, i materiali didattici e le opere autoprodotte dagli istituti scolastici e rilasciati in formato aperto.
  1. FRAMEWORK COMUNE PER LE COMPETENZE DIGITALI – Il tavolo tecnico per le linee guida sarà avviato a novembre 2015. La definizione delle competenze verrà fatta a partire da esperienze di mappatura come il framework Web Literacy curato da Mozilla Foundation e il lavoro effettuato da Media Smarts per il Governo Canadese. Ad ulteriore sostegno per la costruzione di un modello concettuale, esistono framework come DIGICOMP (A framework for developing and understanding digital competence in Europe, 2013) che individua una lista di 21 competenze descritte per conoscenze, abilità e atteggiamenti, comprese in 5 aree: Informazione, Comunicazione, Creazione di contenuti, Sicurezza e Problem solving. Tali framework sono la cornice che verrà usata per realizzare le linee guida.
  1. SCENARI INNOVATIVI PER LO SVILUPPO DI COMPETENZE DIGITALI APPLICATE –  Quanto alle competenze degli studenti, l’Italia è 25ma in Europa per numero di utenti Internet (59%) e 23ma per competenze digitali di base (47%). Questo divario è visibile anche nel caso delle competenze specialistiche sull’ICT (Italia 17ma) e nel numero di laureati in discipline Scientifiche o Tecnologiche (STEM), per cui l’Italia è 22ma, con 13 cittadini ogni 1.000. L’obiettivo di questa azione è creare e certificare almeno 20 format di percorsi didattici a cui i docenti possano attingere e utilizzare in classe. I percorsi saranno su: l’economia digitale; la comunicazione e l’interazione digitale; le dinamiche di generazione, analisi, rappresentazione e riuso dei dati (aperti e grandi); il making, la robotica educativa, l’internet delle cose; l’arte digitale, la gestione digitale del cultural heritage; la lettura e la scrittura in ambienti digitali e misti, il digital storytelling, la creatività digitale. Esperienze del genere già sono state avviate: un esempio è il recente programma di“Generazioni Connesse” per un uso consapevole e sicuro dei nuovi media, oppure l’iniziativa “A Scuola di OpenCoesione”, in cui gli studenti sono chiamati a competere attraverso un progetto di monitoraggio civico e data-journalism.
  1. UNA RESEARCH UNIT PER LE COMPETENZE DEL 21MO SECOLO – Il programma è chiedere la collaborazione di ricercatori ed esperti, per la costruzione di progetti di ricerca, anche nell’ottica di valorizzare iniziative già esistenti, per diffondere le competenze del 21esimo secolo- Si tratta soprattutto di competenze trasversali e della capacità di muoversi nell’ambiente digitale: alfabetizzazione informativa e digitale (information literacy e digital literacy). Per competenze trasversali si intendono: problem solving, il pensiero laterale e la capacità di apprendere.
  1. PORTARE IL PENSIERO COMPUTAZIONALE NELLA SCUOLA PRIMARIA  – Già da un anno è attiva l’iniziativa congiunta Miur-Cini “Programma il Futuro”, per l’introduzione del pensiero computazionale nella scuola. Nell’anno scolastico 2014-2015, il progetto ha coinvolto oltre 305 mila studenti in 16 mila classi e oltre 2 mila scuole
  1. AGGIORNARE IL CURRICOLO DI TECNOLOGIA NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO – L’insegnamento di Tecnologia nelle scuole medie deve essere aggiornato per includere nel curricolo le tecniche e applicazioni digitali. Diffondere l’imprenditorialità, colmare il divario di genere nei settori tech e promuovere le carriere digitali
  1. UN CURRICOLO PER L’IMPRENDITORIALITÀ’ (DIGITALE) – In ogni scuola verranno creati curricoli brevi per praticare l’imprenditorialità tra i banchi, sviluppati in collaborazione con imprese vere. Inoltre verranno promosse su base nazionale le “olimpiadi dell’imprenditorialità”. Ispirate ad esperienze già condotte dal Ministero, come ad esempio l’H-ack School, il primo hackathon completamente dedicato al mondo della scuola. Il Ministero ha già condotto sperimentazioni per promuovere l’imprenditorialità tra gli studenti: è il caso dei Contamination Lab, creati in seguito allo stanziamento di un milione di euro con il Decreto Direttoriale n. 436 del 13 marzo 2013.
  1. GIRLS IN TECH & SCIENCE  – Azioni specifiche per colmare il “divario di consapevolezza” tra ragazzi e ragazze sulle proprie possibilità in ambito scientifico-tecnologico.
  1. PIANO CARRIERE DIGITALI – Politiche per avvicinare gli studenti alle carriere in ambito del digitale, con collaborazioni con gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, sul modello americano dell’iniziativa “Tech Hire”. Portare la scuola fuori dalle aule: alternanza scuola-lavoro e collaborazioni con le aziende.
  1. STANDARD MINIMI E INTEROPERABILITA’ DEGLI AMBIENTI ONLINE PER LA DIDATTICA – Apartire da dicembre 2015 è previsto l’insediamento di un tavolo tecnico in collaborazione con Agid per la definizione di linee guida per l’utilizzo delle piattaforme tecnologiche in ambito didattico. I requisiti minimi sono tesi ad evitare discriminazioni di ogni genere e in particolare quelle dovute a diversa disponibilità economica da parte delle famiglie, o di particolari bisogni educativi degli studenti (BES e individui diversamente abili).
  1. PROMOZIONE DELLE RISORSE EDUCATIVE APERTE (OER) E LINEE GUIDA SU AUTOPRODUZIONE DEI CONTENUTI DIDATTICI – Da dicembre 2015 a marzo 2016 sarà strutturato un tavolo di confronto per definire una guida che distingua le varie tipologie di risorse digitali disponibili, i criteri e le possibili forme del loro uso, in particolare per quanto riguarda l’autoproduzione di contenuti.
  1. BIBLIOTECHE SCOLASTICHE COME AMBIENTI DI ALFABETIZZAZIONE ALL’USO DELLE RISORSE INFORMATIVE DIGITALI  – A partire da febbraio 2016 ci sarà un’azione di riqualificazione degli ambienti di apprendimento e un potenziamento della missione delle biblioteche scolastiche. Al liceo il 35% usa per la maggior parte del tempo il libro cartaceo,  il 63,9% lo integra con il libro digitale. Solo l’1,1% utilizza esclusivamente materiali digitali.

Formare i docenti (e mandarli a studiare all’estero)

  1. FORMAZIONE IN SERVIZIO PER L’INNOVAZIONE DIDATTICA E ORGANIZZATIVA La Buona Scuola ha introdotto per la prima volta la formazione obbligatoria in servizio per il personale docente. La formazione è rivolta a docenti, dirigenti scolastici e direttore dei servizi generali. E’ previsto lo sviluppo di una rete di almeno 300 “snodi formativi” (le sedi dove avverrà la formazione) che dovranno assicurare la copertura territoriale. I dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti: almeno il 36% ha infatti dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media del 17%. L’Italia è inoltre il primo Paese dell’OCSE, con distanza rispetto agli altri, per percentuale di docenti oltre i 50 anni – il 62%, rispetto a una media OCSE del 35% nella scuola secondaria (Fonte: OECD Education at a glance, 2014). Dall’estate 2016 è previsto per 1.000 docenti con forte propensione all’innovazione e alla cultura digitale un’esperienza di formazione digitale all’estero presso i migliori centri e università del mondo.
  1. ASSISTENZA TECNICA PER LE SCUOLE DEL PRIMO CICLO – Da marzo 2016 il Ministero finanzierà la creazione di “Presìdi di Pronto Soccorso Tecnico”, formati tra scuole del primo ciclo e scuole secondarie, con lo scopo di gestire piccoli interventi di assistenza tecnica per le scuole. A ciascuna delle 5709 istituzioni scolastiche primarie sarà erogata una quota di 1.000 euro. Tale quota potrà essere utilizzata dalle scuole, individualmente o in rete, per coprire parte dei costi di assistenza tecnica.
  1. RAFFORZARE LA FORMAZIONE INIZIALE SULL’INNOVAZIONE DIDATTICA –Rafforzare le iniziative di formazione per sviluppare soprattutto quelle che sono le “competenze di innovazione e sperimentazione didattica”. Dall’animatore digitale negli istituti agli ‘azionisti’ della scuola: così verrà attuato (e monitorato) il Piano Nazionale per la Scuola Digitale.
  1. UN ANIMATORE DIGITALE IN OGNI SCUOLA – L’animatore digitale è un docente che, insieme al dirigente scolastico e al direttore amministrativo, ha un ruolo strategico nella diffusione dell’innovazione a scuola. Ad ogni scuola saranno assegnati 1.000 euro all’anno, che saranno vincolati alle attività dell’animatore nell’ambito della formazione interna del personale, del coinvolgimento della comunità scolastica e nella creazione di soluzioni innovative.
  1. ACCORDI TERRITORIALI 
  2. STAKEHOLDERS’ CLUB PER LA SCUOLA DIGITALE – Associata a una idea di life-long learning, cioè di un apprendimento permanente, che avviene nell’arco di tutta la vita, c’è anche l’idea che la scuola debba estendersi al di fuori delle aule ed aprirsi ad attori esterni. Lo Stakeholders’ Club ideato dentro il PNSD comprende, quindi, tutte le collaborazioni del Miur con l’esterno, dall’impresa alla società civile. Un esempio di queste collaborazioni è la piattaforma “Protocolli in rete”, un canale dove si possono  stipulare accordi operativi tra aziende e il mondo dell’istruzione.
  1. UNA GALLERIA PER LA RACCOLTA DI PRATICHE – Il PNSD avrà un sito dove si potranno trovare tutti i dati relativi all’attuazione del Piano stesso, corredato da una galleria di esempi.
  1. DARE ALLE RETI INNOVATIVE UN ASCOLTO PERMANENTE – Le reti innovative saranno censite e mappate, per formare la “Rete per l’innovazione nella scuola”, che verrà formalizzata attraverso una chiamata pubblica aperta a tutte quelle organizzazioni che fanno dell’innovazione e della scuola digitale la loro ragion d’essere.
  1. OSSERVATORIO PER LA SCUOLA DIGITALE – Il nuovo Osservatorio per la Scuola Digitale raccoglierà l’eredità del vecchio Osservatorio Tecnologico, e servirà per misurare il grado di innovazione digitale nella scuola. I dati che raccoglierà serviranno a capire come si muoveranno le scuole e come verrà attuato il Piano.
  1. UN COMITATO SCIENTIFICO CHE ALLINEI IL PIANO ALLE PRATICHE INTERNAZIONALI – Il Piano avrà un comitato scientifico che servirà come “organo di garanzia” sulla sua attuazione. Verrà nominato entro la fine del 2015 e sarà convocato almeno 2 volte all’anno, con lo scopo di: monitorare l’andamento dei Piano, proporre modifiche, e allineare l’azione del Miur alle pratiche internazionali nella sfera educativa.
  1. IL MONITORAGGIO DELL’INTERO PIANO

 

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