Uomini che sbranano Lupi

La prossima settimana, le regioni incontrano lo Stato per discutere del Piano Nazionale sui Lupi. Civetta.tv ha voluto fare il punto della situazione. Partendo dalle Marche, che hanno qualcosa da insegnare perché ci sono alcuni animalisti che il lupo lo conoscono bene visto che da anni lo inseguono per fotografarlo. Stefano Fagiolo ama i lupi. Li insegue per catturarli con gli scatti delle sue videotrappole. Un racconto intenso per un animale che vanta pari diritti a vivere sulle nostre terre.

I lupi che sbranano uomini? La verità è che temo siano i lupi che rischiano di essere sbranati dall’uomo. I lupi in Italia, io li seguo, li osservo, capita perfino di sentirne l’odore. Intuisco dove sono. A volte li ascolto. Ululano, guaiscono, ringhiano, emettono versi che assomigliano a quelli di altri animali. Sono i mammiferi più sociali che io conosca. Feroci? Sì!  Furbi? Sì, e più delle volpi! Uccidono tutto ciò che incontrano? No. Sono predatori. Anzi super predatori e come regola “natura” vige: miglior risultato con meno sforzo. Del resto anche noi umani usiamo la stessa regola! Come la usano tutti gli animali selvatici! Comunque, io li osservo. E garantisco che  vederli a tu per tu è praticamente improbabile. E lo afferma uno che in giro per monti e valli ci passa le giornate intere per un’infinità di giorni all’anno! Sono alcuni anni che uso le videotrappole. Pertanto li vedo soprattutto di notte. Raramente, in pochissime occasioni, mi è capitato di vederli di giorno. Fugaci comparse dove non fai neanche in tempo a renderti conto che è un lupo. Nemmeno il tempo di prendere una videocamera per immortalare quell’ “attimo fuggente”.

In questi giorni, tutti parlano dei lupi e se ne parla come se fossero un problema. Pertanto iniziamo a dirlo a voce alta: in Italia i lupi ci sono sempre stati. Fino a qualche a decennio fa erano stati ridotti praticamente a poche decine di esemplari che si erano rifugiati nelle vaste zone boschive del sud. Quindi con grande soddisfazione di allevatori – e non solo –  il problema degli attacchi di lupo sulle greggi di pecore ed altri allevamenti era pressoché scongiurato. Poi, il lupo da animale cacciabile diventa un animale particolarmente protetto poiché  a rischio estinzione.

Negli anni i pastori e gli allevatori cambiano abitudini. Invece di fare le alzatacce per portare il bestiame al pascolo si organizzano lasciando pecore e capre direttamente sui pascoli. L’attenti al lupo non c’è più. Anche i cani  da  guardiania delle greggi scompaiono. In fondo sono pieni di pulci, di zecche e poi mangiano e costano. Occhio al risparmio. Nel frattempo, l’Italia s’industrializza, gli italiani migrano e si svuotano la aree montane. I pascoli diventano boschi. La natura si estende, crea corridoi tra i comprensori e senza il suo predatore aumenta il numero dei daini, dei cinghiali.

Il lupo nel frattempo si organizza e si riproduce, rioccupando a poco a poco i suoi spazi e cominciando a popolare i boschi. L’ambiente fondamentale per la sopravvivenza! Ci sono lupi radiocollarati che dalla zona del parco nazionale d’Abruzzo sono stati ritrovati in Piemonte. E che dire di lupi che hanno oltrepassato le Alpi e venivano dal sud d’Italia? In questo periodo, in collaborazione con Mirco Ravaioli di Frontone sul Monte Catria, ci stiamo occupando di CECCO. Un lupo che dopo essere stato curato e operato da parte del Cras del monte Adone in Emilia, all’anca anteriore destra, che ora tiene rigida e lo fa zoppicare quindi zoppica,  munito di un radiocollare è stato rilasciato. Dalla zona montana emiliana è arrivato sul massiccio del Catria.

Tornando agli allevatori, per quello che riguarda le zone che frequento, non sono attrezzati e organizzati al ritorno del lupo e sottolineo RITORNO. Perché ancora oggi molti, tanti, troppi credono che siano stati rilasciati per ripopolamento e fanno razzia negli allevamenti. In tanti casi mi chiedo se non siano bugie e pure grosse. Ho visto personalmente cani da pastore rincorrere gli agnelli e mangiarli. Per fame. E succede perché  il pastore non è presente sul posto. Se lo fosse, e se i cani fossero ben addestrati a contrastare il lupo, gli attacchi forse sarebbero quasi azzerati. In ogni caso ridimensionati. Con questo non voglio dire che tutti i pastori siano così sprovveduti ma se andiamo a vedere allevamenti che attuano tutti i sistemi che esistono per contrastare i lupi, i pareri, le opinioni sarebbero sicuramente diverse da quelle che ci hanno fatto vedere alla trasmissione “Le Iene” di qualche sera fa.

Quanto agli attacchi di lupo sui cani. Se un lupo attacca un cane da caccia? Rispondo: sì, in particolari situazioni e soprattutto, durante la caccia alla braccata del cinghiale, e cioè quando si ritrova una intera muta di cani che lo circonda e per difendersi se non ha via di fuga. Come non ne hanno neanche i cinghiali. Pertanto, attacca il cane che gli arriva a tiro, che per differenza di potenza e ferocia la maggior parte delle volte soccombe con gravi ferite. Il lupo trova allora un varco, e scappa, e il resto della muta di cani si concentra sui cinghiali ma intanto il cane ferito non torna dal padrone, e morirà di stenti o magari dopo qualche ora. Il lupo ovviamente torna indietro e il cane diventa un cibo facile. Ecco il titolone: Cane da caccia sbranato dai lupi. E i cacciatori e le associazioni di categoria dichiarano guerra al lupo. Pertanto a proposito di un video su youtube dove si vedono cani mastini dei Pirenei ammazzare lupi che attaccano il gregge, mi chiedo: noi che amiamo il lupo, dovremmo dichiarare guerra al mastino dei Pirenei?”

Véronique Angeletti@riproduzione riservata