Le Grotte, il Consorzio e lo sviluppo di un’economia

grottedifrasassi-gigantiEsistono tante chiavi per leggere la storia delle Grotte di Frasassi. Una è raccontare le Grotte illustrando il lavoro degli uomini che guidarono il Consorzio ed il Comune. Storie di Sindaci, di Presidenti che affrontarono con i Direttori l’organizzazione di una macchina complessa, professionalizzarono le guide che oltre in italiano ora lavorano in 6 lingue, vigilarono sulla promozione e la valorizzazione di Frasassi nei media di tutto il mondo, e soprattutto ebbero sempre ben presente che l’ente gestisce e tutela un patrimonio naturalistico unico.

Un insieme di politiche e di strategie che fanno delle Grotte di Frasassi un ottimo prodotto per chi lavora nel turismo. Non a caso, tra Tour Operator ed Agenzie, ci saranno quasi 120 commerciali presenti all’evento che celebra il 45esimo anniversario della scoperta delle Grotte. Un educational tour per mostrare a chi vende la destinazione Grotte, come il complesso ipogeo sia magico ed offra un prodotto e un servizio leisure di ottima qualità.

Storie di Casse, di Gruppi e di Bancarelle…

foto-storica-grotte-di-frasassi-bComunque nel 1972, preso atto che il flusso era enorme, il Consorzio presto dovette organizzare le visite in gruppi regolati dagli orari dei biglietti. Tuttavia mettere data ed orari richiedeva una meccanizzazione che finora nessun museo od attrattore turistico aveva risolto e fu Frasassi, per primo, a trovare la soluzione facendosi adattare una cassa per bar al fine di inserire in automatico sui biglietti una matrice con data ed orario. Un principio ancora adesso basilare per l’organizzazione delle visite.

Un altro principio del Consorzio fu quello di tenere sotto controllo l’immagine, le cartoline, i depliant, poster delle Grotte, delegando a privati la vendita del materiale. E fu così che, con la bella stagione del 1975, famiglie gengarine, ottenuta la licenza specifica dal Comune, installarono tavoli sul lato fiume proprio davanti all’entrata delle grotte. Erano nate le “bancarelle” di Frasassi.

All’inizio – racconta Artemisia Marinelli – si lavorava con dei tavoli caricati in macchina, poi abbiamo attrezzato dei furgoncini. Il materiale fotografico però non bastava. La gente chiedeva altro. Allora ognuno di noi si è inventato dei souvenirs. Mio marito, Silvano Pandolfi, andava a Fratte Rosa per prendere le terrecotte, a Gualdo Tadino per la ceramica, a Castelraimondo per farsi fare dei portacenere con quel buco simbolo dello scavo della goccia d’acqua nella roccia”. Artemisia parla di oggetti, di corse alla novità ma ricorda anche un principio di solidarietà che caratterizza il mercatino di Genga.

cuna-2Un principio nato alla fine degli anni 70, quando il mercato dal lato fiume viene spostato sulla piazza all’entrata di San Vittore. Due lunghi serpentoni dove trovano posto 32 bancarelle intorno alla biglietteria. Tre rimangono fissi. Dopo tutto sono i proprietari della terra dove il mercato è stato installato. Però per gli altri 29, tra cui anche quelli del cibo e delle bevande, vige il gioco dell’equità.

Chi vendeva subito all’entrata o all’uscita – spiega Artemisia – vendeva di più. Pertanto il serpentone fu diviso in tante piazzole corrispondenti al numero delle licenze ed ogni giorno ci spostavamo di un posto, così tutti eravamo stati dappertutto”. E quando il furgoncino divenne un chiosco di legno, cambiò la regola e l’assegnazione del numero fu fatta con il sorteggio ogni anno. Negli anni 2000, il mercato fu spostato alla Cuna e le bancarelle, sempre per un principio di equità, disposte a cerchio.

Véronique Angeletti@civetta.tv

 

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