Fabriano, Pergola, Cagli, Urbino la sanità dell’entroterra nell’occhio attento di un ex primario

medico_stetoscopio.630x360La riflessione è di Elio Palego, ex primario del Pronto soccorso, chirurgia d’urgenza, ecografia clinica all’Ospedale Engles Profili di Fabriano. Il suo pensiero ci appare universale perché vale per tutto l’appennino umbro e marchigiano.

“E così, ora che sono in pensione, comprato il giornale, non dico quale altrimenti il mio amico sindaco potrebbe arrabbiarsi, mi infilo nel Bar storico di un mio altrettanto storico compagno di avventure ( Karakorum Hunza 1983) dove leggo invece la stampa locale, la cronaca fabrianese, ma soprattutto cerco notizie sulla Sanità marchigiana. Nel frattempo, faccio anche qualche rapido consulto medico a clienti/amici del Bar, ascolto qualche lamentela , del tipo: “ devo fare una risonanza magnetica… una colonscopia, ma devo aspettare un’eternità, uno ha da morì “.

Ma una di queste mattine, nell’atto di addentare il mio croissant preferito, che ormai mi vien servito di ufficio, rimasi interdetto. Una giovane signora raccontava, con dovizia di particolari, di una disavventura occorsale in P.Soccorso, un’appendicite diagnosticata con colpevole ritardo, soltanto sul tavolo operatorio, con un decorso postoperatorio burrascoso, nuovo intervento per una complicanza legata al ritardo nell’esecuzione del primo. La mia parte razionale mi diceva di star zitto, ma non ho resistito e sono intervenuto, ho capito infatti dal racconto che l’appendice era una di quelle fetenti che si posizionano in modo anomalo e sottolineavo la difficoltà di certe diagnosi , ma lei imperterrita non mi ascoltava nemmeno, buttava là un altro caso ,anche questo con un presunto errore di un altro operatore del nostro ospedale, non del PS però.

Quando ancora lavoravo sentivo raccontare, magari al supermercato, degli episodi che il più delle volte erano totalmente travisati e di cui ero già al corrente e mi guardavo bene dall’intervenire, ma ora che non sono più così bene informato, questi episodi mi turbano, così avendo dovuto ricoverare mia madre in ospedale, proprio in questi giorni, ho cercato di fare un po’chiarezza sulla situazione reale, o forse di essere un po’ rassicurato, parlando ovviamente con i miei ex collaboratori, con altri colleghi amici e con alcuni infermieri storici che hanno a cuore il nostro ospedale.

Dai miei colleghi collaboratori ho appreso che in PS mancano 3 medici e ancor peggio che l’avviso pubblico per sostituirli è andato deserto, si è verificato peraltro un incremento degli accessi del 20% , anche per una certa disaffezione verso il PS di Jesi che convoglia verso di noi pazienti della Valle dell’Esino. La turnazione è dunque difficoltosa, non sempre è possibile avere, come auspicabile, 2 medici in servizio. Le notti sono molte, qualcuno vorrebbe andarsene altrove ed è scontento di lavorare qui. Come se non bastasse i medici del PS coprono anche alcuni turni notturni della divisione Medica, anch’essa carente di organico, in genere 5 turni al mese.

In Medicina il Direttore si è trasferito a Jesi, attualmente c’è un concorso bandito per sostituirlo che stranamente non si riesce ad espletare. Nel frattempo i ricoveri in medicina sono aumentati di circa il 30%, il che mette a dura prova un organico non del tutto autosufficiente.

Ma nell’area chirurgica le cose non vanno meglio, qui in realtà il problema nasce soprattutto dalla carenza degli anestesisti, che costringe a ridurre il numero delle sedute operatorie, per cui dovendo comunque garantire le urgenze e privilegiando come giusto la chirurgia oncologica, gli interventi di elezione vengono procrastinati con lunghe liste di attesa.

Mi sovviene che andando in pensione sembrava imminente la realizzazione di un nuovo blocco operatorio , nulla è stato fatto finora, ma poi con quale personale verrebbe gestita l’attività di questa nuova struttura ?

Una mia ex allieva infermiera, mi diceva della difficoltà di reperire posti letto in quella che prima era l’ortopedia, ma che ora è il reparto che accorpa otorino ,oculistica ed ortopedia. Anche la Cardiologia è in affanno, ricordo che questa estate era stata sospesa l’attività ambulatoriale.

Ho incontrato anche un mio caro amico, con un diabete di vecchia data, anche lui preoccupato perché il servizio di endocrinologia è anch’esso carente di organico.

Non me la sono sentita di importunare i colleghi ginecologi e pediatri, conosco il problema del punto nascite. Ma insomma è chiaro che c’è un malessere generale della nostra sanità che si avverte in ospedale ma anche sul territorio.

Al riguardo, questo per carità è un episodio banale, ma questa estate ho avuto bisogno di un sollevatore per mia madre che purtroppo non si muove più. Consegnata la documentazione al Distretto di Via Brodolini e ottenuto il nulla osta al ritiro del presidio, sono andato nel luogo ove si ritirano deambulatori , materassini anti decubito, sollevatori, l’addetto però era in ferie, dovevo tornare a settembre, in realtà ho poi risolto per le “conoscenze” che ho ancora in ospedale. C’è insomma un clima di incertezza che aleggia intorno la nostra struttura, per cui anche quando colleghi giovani vincono un avviso, preferiscono potendo scegliere, altre destinazioni ,il nostro ospedale ha perso molto del suo appeal. Questo mi intristisce non poco.

Ho avuto il privilegio di vivere la stagione entusiasmante della trasformazione del nostro ospedale, da piccola realtà locale, ad una struttura moderna e adeguata alle nostre esigenze. Ricordo quando si aprì l’ortopedia, quando venni chiamato perché iniziava il PS come entità autonoma e poi otorino, oculistica, cardiologia, urologia e ancora la inaugurazione in pompa magna di nuove apparecchiature Tac, RM di nuova generazione, c’era un clima festoso , di entusiasmo, tutto sembrava possibile. Molti operatori che vennero assunti in quegli anni di espansione, divennero poi i direttori di questi reparti e servizi e hanno più o meno la mia stessa età, sono da poco in pensione o stanno per andarci, figure di professionisti stimati e apprezzati, che hanno dato molto alla nostra sanità, non faccio nomi, ma è un momento di ricambio generazionale in cui siamo un po’ più fragili.

Ricordo anche che nelle riunioni organizzative dei dipartimenti , questi personaggi, conosciuti e stimati anche dagli altri colleghi di Area Vasta, avevano voce in capitolo e la possibilità di suggerire soluzioni e provvedimenti che fossero utili o quantomeno non penalizzassero la nostra struttura.

Ho sentito dire in questi giorni che la Regione voglia farci morire di morte lenta, ho sentito sussurrare di un buco di bilancio nell’Area Vasta che produrrà inevitabilmente, nel tentativo di colmarlo, una riduzione di alcuni servizi , una riduzione del personale, un depotenziamento lento e graduale del nostro ospedale. Non credo ci sia un lucido disegno di ridimensionare la nostra realtà, forse però c’è una certa incapacità di programmare e gestire, anche a livello regionale, una realtà estremamente complessa, soprattutto in questo periodo di vacche magre. Un mio amico collega ipotizza pure, sulla scorta di alcuni provvedimenti messi in atto in altre realtà della Regione, che si voglia penalizzare la Sanità pubblica per incrementare quella privata, ma lui è un inguaribile comunista, …anche se quel democristiano di Andreotti diceva che: “ a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca”.

Però scherzi a parte, tutte le forze politiche, tutti i cittadini, devono avere a cuore e vigilare sulla nostra Sanità, il Sindaco in testa. Magari un comitato di saggi potrebbe affiancarlo e supportarlo nel monitorare la situazione suggerire soluzioni interventi al Direttore di Area Vasta o alla Regione. Certo l’età non più giovanile mi sta spostando ahimè dalla mia condizione di operatore sanitario dell’emergenza a quello di potenziale fruitore della struttura sanitaria, sarà che in questi giorni sono un po’ depresso, le voci non rassicuranti sul nostro ospedale, i ricoveri ripetuti di mia madre, forse anche lo spread, ma quando come dice il nostro illustre poeta “ …nel pensier mi fingo” …allora davvero “ per poco il cor non si spaura”.

Elio Palego

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