Cercasi Dop e Igp : fanno bene all’economia e al turismo

PRODOTTI-DOP-E-IGP (1)Forse è il caso che Marche e Umbria si RISVEGLINO. Partiamo da una buona notizia. Lo dice l’Istat: la metà dei produttori nell’agro-alimentare è attiva in aree montane e oltre un quarto (26,5%) opera in collina. Pertanto l’Appennino umbro-marchigiano dovrebbe posizionarsi bene. La cattiva notizia invece proviene dal numero di Dop e di Igp che nelle due regioni sono ridotte al lumicino.
Perché se l’Italia è il primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg (Specialità Tradizionale Garantita) conferiti dall’Unione Europea e dunque vanta 299 prodotti agroalimentari di qualità riconosciuti al 29 ottobre 2018, le Marche sono solo  a quota 13 per le Dop e 14 per l’Igp mentre l’Umbria vanta 9 riconoscimentiDop e 9 Igp. 
E qui iniziano le note dolenti: Emilia-Romagna e Veneto rimangono le regioni con più Dop e Igp (rispettivamente 45 e 38 prodotti riconosciuti) e il Mezzogiorno 114 riconoscimenti, pari al 38,9% dei prodotti italiani (Stg escluse).
italia-prodottiQualifiche fondamentali poiché se tra il 2007 e  il 2017, i produttori, che storicamente erano più radicati nelle regioni settentrionali, sono cresciuti maggiormente nel Centro-sud. L’andamento si deve sia alla crescita del numero di prodotti meridionali riconosciuti dall’Ue, e di conseguenza all’aumento dei loro produttori, sia all’incremento dei produttori delle filiere lattiero-casearia in Sardegna e oleicola in Puglia e Sicilia.  
Pertanto Politiche agricole ancora più mirate in questo senso da parte delle due Regioni sono più che necessarie e ben vengano tutte le iniziative dei comuni – Gubbio, Frontone, Apecchio, Urbania insegnano – che investono per proteggere i piatti della loro cucina tipica o per muoversi come Fabriano a difesa del suo tipico salame.
Civetta.tv
Dati forniti da Istat e Regioni.it
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Intanto ecco altri dati per chi ama curiosare:

La superficie interessata alle Dop e Igp riguarda principalmente ortofrutta e olivo, ed è concentrata in tre regioni: Toscana (30,3%), Puglia (17,8%) e Sicilia (13,3%), seguono Trentino-Alto Adige (9,3%), Emilia-Romagna (8,8) e Calabria (5,6%).

Si conferma la netta prevalenza della melicoltura in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, Puglia e Sicilia e dell’ortofrutta in Sicilia ed Emilia-Romagna.
Circa la metà dei trasformatori (48%) opera in quattro regioni del Centro-nord: Emilia-Romagna (18,6%), Toscana (16%), Veneto (7,4%) e Lombardia (6%). In Emilia-Romagna e Lombardia prevalgono i trasformatori di prosciutti e insaccati (macellatori, elaboratori e porzionatori), in Toscana gli operatori oleari (molitori e imbottigliatori) e in Veneto i confezionatori ortofrutticoli. Al livello regionale, i maggiori incrementi si segnalano in Sicilia (+750 produttori, +21%; +8,3 mila ettari, +36,2%; trasformatori +106, +22,4% e impianti di trasformazione +193, +32,7%) Puglia (+465 produttori, +14,4%; +8,7mila ettari, +26,4%), Emilia-Romagna (+11mila ettari; +115,4%) e Veneto (+104 trasformatori; +21,1%). Gli allevamenti sono particolarmente concentrati in Sardegna (41,1% delle strutture), Lombardia (13,1%), Emilia-Romagna (9,8%) e Veneto (6,6%), ossia nelle aree geografiche del Paese storicamente specializzate nell’allevamento suinicolo e nella produzione lattiero-casearia di qualità.
Nel confronto con l’anno precedente, gli allevamenti (40.043 strutture) si riducono dell’1,3% mentre la superficie (232.803 ettari) aumenta del 17,9%, con una crescita intensa nel Mezzogiorno (+31,2%) e nel Nord (+22,9%).
Fra i principali settori sono in crescita gli Ortofrutticoli e cereali e gli Oli extravergine di oliva.
Nel 2017 conseguono un nuovo riconoscimento gli Ortofrutticoli e cereali (Lenticchia di Altamura), gli Oli extravergine di oliva (Marche), le Carni fresche (Vitelloni Piemontesi della Coscia) e i Formaggi (Ossolano).
Altri dettagli: i settori con il maggior numero di riconoscimenti sono: Ortofrutticoli e cereali (111 prodotti), Formaggi (53), Oli extravergine di oliva (46) e Preparazioni di carni (41); Carni fresche e Altri settori comprendono, rispettivamente, 6 e 38 specialità.
Emilia-Romagna e Veneto sono le regioni con più Dop e Igp (rispettivamente 45 e 38 prodotti riconosciuti).
Nel 2017 gli operatori certificati sono 85.592, 1.897 in più del 2016 (+2,3%). Tra questi, il 90,6% svolge solo attività di produzione, il 6,4% solo trasformazione e il 3% entrambe le attività.
Durante il 2017 entrano 11.116 nuovi operatori nel sistema di certificazione a fronte dei 9.219 che escono.
Gli operatori sono soprattutto uomini: l’83,8% dei produttori e l’86,2% dei trasformatori.
I produttori (80.189) sono particolarmente numerosi nei settori Formaggi (26.491, 33% del totale), Oli extravergine di oliva (21.959, 27,4%) e Ortofrutticoli e cereali (18.746, 23,4%).
Anche i trasformatori (8.050) sono presenti soprattutto nei settori Oli extravergine (2.206, 27,4% del totale), Ortofrutticoli e cereali (1.674, 20,8%) e Formaggi (1.505, 18,7%).

 

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