Rapporto Agromafie: troppe speculazioni e 1 negozio di alimentari etnici su 3 viola la legge

agromafie-300x278Marche  – Nella regione Marche circa un terzo dei negozi di alimentari etnici ha avuto a che fare con la violazione delle leggi.

L’elenco dei reati è lungo: dalla mancanza di tracciabilità del cibo in vendita a questioni legate alla scarsa igiene nella conservazione dei prodotti fino alla somministrazione indisturbata di alcolici anche ai minori.

Più di un italiano su cinque è stato vittima di frodi alimentari con l’acquisto di cibi falsi, alterati o avariati.

Il che solleva anche il problema dei cibi low cost che celano ingredienti di minore qualità o sono prodotti con metodi alternativi o del tutto illegali.

agromafie locandina 6Il “J’accuse” è del 6^ Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare presentato a Roma oggi 14 febbraio.

Conferma l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno dell’abigeato con veri e propri raid organizzati a livelli quasi militari strettamente connessi con la macellazione clandestina.

A tutto questo – osserva il Rapporto – si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.

Per Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi. E Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri”.

Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini

i-numeri-dell-agromafiaLe Marche fanno parte delle regioni che attirano quanti vogliono operare nell’illegalità. L’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia, ad esempio, segnala la presenza di ‘ndrangheta e camorra ma anche di bande straniere (si citiano nigeriani e albanesi). Le Marche e i gruppi criminali etnici, la relazione del Procuratore Generale Sergio Sottani a gennaio 2019

Gli interessi mafiosi – commenta la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – si insinuano laddove dilaga la fragilità, soprattutto economica, delle imprese. Specialmente in un settore così appetibile come quello della produzione agricola e della ristorazione. L’operatività delle agromafie ha cambiato forma e sostanza nel corso degli anni e per questo motivo l’Osservatorio guidato da Gian Carlo Caselli ha rivisitato i reati penalmente perseguibili al fine di poter contrastare efficacemente un fenomeno così devastante per la nostra economia territoriale, nazionale ed internazionale. Peccato che la proposta di legge presentata al Consiglio dei Ministri nel 2015 sia ancora in attesa di essere calendarizzata dall’attuale Parlamento. Ci auguriamo che questo 6° Rapporto e la consapevolezza che il volume d’affari annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi, possa spingere l’attuale Governo a prendere una posizione”.

Per tornare alle Marche, un capitolo a parte riguarda il terremoto. La regione, con oltre 15mila imprese coinvolte nel cratere, il 61% del totale nelle aree colpite, è stata anche presa di mira da fenomeni speculativi. Con la devastazione portata dalle scosse, secondo il Rapporto, ne hanno risentito settore come quello dei cereali (-15%), la raccolta del latte (-35% nelle province colpite) ma anche la produzione di ciauscolo (-15%) e di pecorino dei Sibillini (-10/15%). E questa situazione che ha generato fenomeni di sciacallaggio speculativo.

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Sono diverse decine – si legge nel Rapporto – le aziende agricole che hanno ricevuto anche proposte di acquisto con offerte economiche particolarmente basse. Lo stesso fenomeno si è registrato con riferimento a numerose proposte di acquisto avanzate ai proprietari di animali allevati e impossibilitati a restare nelle stalle considerate inagibili perché pericolose o parzialmente crollate. L’obiettivo è senza alcun dubbio quello di rivendere quei prodotti e quegli animali a prezzo maggiorato, a volte anche di tre o quattro volte, approfittando della straordinaria ondata di solidarietà manifestata dagli italiani verso le popolazioni colpite dal sisma. Sotto questo aspetto (particolarmente riprovevole) è opportuno ricordare, viceversa, l’impegno della Coldiretti volto a tutelare i produttori agricoli e i consumatori. L’invito a indagare è stato rivolto soprattutto nell’ambito del settore lattiero-caseario che, come denuncia Coldiretti, appare quello non solo più danneggiato, ma anche più colpito dalle speculazioni sui prezzi”.

Infine, il 6° Rapporto Agromafie ha analizzato anche il mondo della Grande Distribuzione Organizzata. Ossia la rete dei supermercati. Afferma che per le sue caratteristiche, risulta particolarmente adatta al riciclaggio di denaro, di provenienza illecita, da parte delle mafie ma mette in evidenza che la GdO produce strozzature nella catena del prezzo che può determinare ricadute negative in termini di redditività per il sistema della produzione agroalimentare nazionale, con particolare riferimento alla politica dei prezzi.  Considerando che attualmente, attraverso la Gdo passa circa il 70% degli acquisti alimentari, la riflessione è preoccupante.
Dichiara il Presidente di Eurispes, Gian Maria Fara: “Quello che sta accadendo in Sardegna in queste settimane è la cartina di tornasole di una situazione che rischia di provocare esiti incontrollabili. Siamo di fronte ad una evidente condizione di sfruttamento e a giuste reazioni che mettono a rischio la tenuta stessa dell’ordine pubblico. Un litro di latte viene venduto nei supermercati a 2 euro al litro ma viene pagato ai produttori appena 60 centesimi. Mi chiedo quale differenza ci sia tra strangolare un pastore legalmente e costringere un imprenditore a pagare il pizzo alla mafia. Senza dimenticare che nello stesso tempo tali difficoltà incoraggiano e facilitano l’ingresso e il rilevamento di aziende e marchi da parte di “operatori” con forti disponibilità finanziarie, ma – per usare un eufemismo – di scarso appeal etico”.

Fonte Comunicato Stampa Coldiretti