La storia dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro

VallePrigioni

Si chiamano Università, Comunanze, Regole. Sono nate nel Medio Evo dal principio che ogni uomo ha diritto a mangiare, vestirsi e scaldarsi. Sono le proprietà collettive, un’istituzione diffusa in Italia e che esiste in alcune zone della Svizzera e in Russia.

Ne dobbiamo essere orgogliosi.

Nei principi, derivano dal diritto romano e sono nate nell’epoca delle dominazioni barbariche quando scompaiono i Municipi romani. Pertanto a gruppi d’uomini, universitates hominum, furono assegnate le terre che non rientravano nelle proprietà private. Su queste terre, dominio collettivo, potevano ricavare quello necessario a nutrirsi, vestirsi, scaldarsi e queste terre incolte, troppo complesse da gestire, si sommarono a quelle coltivate.

Nel nostro Appennino umbro marchigiano, le comunanze agrarie sono preziose. Come l’Università degli Uomini Originari di Costacciaro che hanno saputo salvaguardare l’ambiente del monte. Una storia di uomini e di principi che ci racconta lo storico Euro Puletti.

Véronique Angeletti

67088878_447179156012739_4042681432429035520_nLe ragioni storiche e pratiche dell’esistenza e della sorprendente longevità e vitalità dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro e la salvaguardia dell’ambiente naturale montano di Euro Puletti

Se il Monte Cucco e parte del suo massiccio (Parco Naturale Regionale dal marzo 1995) si sono salvati dalla distruzione dell’ambiente, perpetrata invece in altri luoghi, nemmeno troppo lontani, lo si deve, in buona parte, al magnifico rapporto instauratosi, attraverso i secoli, tra l’uomo e la montagna. Quando, infatti, attorno alla metà del secolo XIII, la totalità degli uomini di Costacciaro (“Universitas Hominum”) si coalizzò, stringendosi in un patto sociale detto Università degli Uomini Originari, nacque anche l’esigenza di stabilire un rapporto, giusto ed equilibrato, tra uso e conservazione della risorsa ambiente.

Fu proprio la comunitarietà d’intenti e la socialità pratica, che derivarono da questo sodalizio, a far assumere ai “comunisti” (uomini, cioè, che avevano messo in comune i loro beni) di Costacciaro il titolo di università, cioè ‘universalità degli uomini risiedenti, da almeno un secolo, entro le mura del castello’. Oggi non si fa più alcuna distinzione tra i termini comunanza (agraria) ed università, che paiono semanticamente equivalenti. Nel Medioevo, invece, il termine comunantia (derivato da comunare, ‘accomunare’) indicava ‘la classe dominante al potere’, mentre quello di universitas designava ‘tutto il resto del popolo’. Quest’elemento indica, fra gli altri, l’origine essenzialmente popolare dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro.

Dopo un duro ed iniquo processo gli Uomini di Costacciaro si prendono il Monte

Tra il 1289 ed il 1290, gli Uomini del Monte Cucco, allora proprietari unicamente delle loro braccia e del proprio sudore, stretti tra i due massimi potentati dell’epoca, i nobili Signori Guelfoni di Costacciaro ed i monaci avellaniti dell’abbazia di Sant’Andrea dell’Isola di Costacciaro (che si erano spartiti il Monte Cucco), continuavano a lavorare, consuetudinariamente, da alcuni secoli, i peggiori e più marginali terreni del Cucco, quando, per aver condotto, del tutto pacificamente, a pascolare alcune loro capre nelle proprietà dell’abbazia benedettina costacciarola, furono accusati di violazione di proprietà e, denunciati, subirono un processo, a Gubbio, da parte delle autorità ecclesiastiche eugubine. Pastori, boscaioli e carbonari, dopo testimonianze e dibattimenti vari, uscirono inaspettatamente vincitori della causa loro così tanto pretestuosamente intentata da monaci, priori ed abati.

La liberazione dal giogo dei signorotti locali e l’acquisto dei tre monti

Con un immane sforzo collettivo, liberandosi dal giogo di signorotti e feudatari esòsi, furono, in progresso di tempo, acquistati (come risulta da una pergamena di proprietà dell’università, risalente all’anno 1339) tre monti: il Monte Cucco, il Monte Por(r)ìno (oggi Le Gronde) e Pantanella.

Dal punto di vista storico-antropologico, il territorio del Parco del Monte Cucco, come d’altronde molta parte di quello dell’Umbria, è caratterizzato, così, dall’esistenza di università e comunanze agrarie, che godono di usi civici (anticamente: “dominio utile”) e della proprietà collettiva della montagna (un tempo: “dominio diretto”).

Nell’area del Parco insistono, infatti, territori appartenenti a tre diverse comunanze agrarie, quasi tutte d’origine medioevale: quella di Costacciaro (1.642,80 ha.), di Isola Fossara (447.50 ha.) e di Campitèllo (83.70 ha.). La superficie territoriale di loro spettanza assomma, complessivamente, a 2.285,42 ha. (di cui circa 1.976 ha. ricoperti di boschi, anche di alto pregio ambientale e notevole valore economico), cifra che corrisponde al 13,7% dell’area complessiva dei quattro comuni interessati dal Parco.

Le due comunanze agrarie del territorio di Scheggia godono d’usi civici (pascolo, legnatico, ecc.) su una superficie territoriale di 531,20 ha. (di cui ben 1.056 ricoperti di vegetazione forestale, su un totale di 1.865 ha. di superficie forestata comunale), mentre quella di Costacciaro, denominata, come detto, Università degli Uomini Originari, estende la sua ormai plurisecolare influenza (quantificabile in almeno 730 anni d’età) sopra 1.642,80 ha., la più parte dei quali ascrivibili ad aree di bosco ceduo e d’alto fusto (920 ha. ca. su un totale di complessivi 1.146 ha. di superficie boscata comunale), di pascolo e cespugliato. L’università agraria di Costacciaro è oggi costituita da 42 ceppi di famiglie condomini, mentre, in passato, i nuclei familiari facenti parte di questa comunanza erano in numero di 100. Secondo l’articolo 99 del capitolo 14°, del Piccolo statuto riguardante l’amministrazione de’ beni che spettano all’Università degli Uomini di Costacciaro, approvato il 20 giugno 1841, ma entrato in vigore solo dopo la stipula, avvenuta ad Urbino il 9 ottobre 1852 (e firmata dal priore Carlo Bartoletti e dai consiglieri ed amministratori L. Bartoletti e F. Pallucconi), potevano entrare a far parte dell’università tutte le famiglie che dimostrassero di avere “uno stabile domicilio più che centenario” nel comune di Costacciaro e che pagassero la regolare quota sociale d’adesione.

Utilità Storica dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro

download (1)Le rendite dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro furono, sin dall’inizio della sua plurisecolare storia (metà del secolo XIII), sempre, ed in massima parte, devolute alla pubblica utilità ed al comune vantaggio. “Pubblica utilità devi cercare, non mai il vantaggio tuo particolare!”, era, infatti, parafrasato, l’imperativo categorico dell’antico sodalizio.

Ogni anno, talune macchie erano, ad esempio, destinate al taglio da parte degli indigenti; venivano, dunque, praticamente donate per esclusivo uso dei poveri e non mai vendute a scopo di lucro. Sul Monte Cucco, ad esempio, il gran “bosco della Pìgnola” era destinato al taglio, finalizzato ad alimentare il forno dell’Università, nel quale chiunque poteva andare a cuocere gratuitamente il proprio pane, e che, in progresso di tempo, sarà, in pratica, donato al Comune.

I più poveri potevano anche far macinare, del tutto gratuitamente, i loro cereali nei mulini dell’Università. Gli ordini religiosi di frati e monache ricevevano, poi, in maniera tutt’affatto gratuita, la legna da parte dell’Università, e, con essi, anche i medici condotti (allora chiamati “fisici”). Per ottenere questo privilegio, i “dottori fisici”, o “fisici condotti”, dovevano, però, prestarsi a curare, e gratuitamente, tutti gli abitanti poveri qui domiciliati, altrimenti avrebbero immediatamente perduto ogni diritto. Concessioni di boschi da tagliare, d’aree d’affitto da destinare alla coltivazione delle erbe da fieno, di luoghi di seminagione, e di carbonizzazione della legna, erano accordate, a condizioni di grande favore, alle famiglie del paese e dei centri circonvicini, ma, sempre, per esclusivo uso delle popolazioni dell’area del Monte Cucco. I locali, anche non Condomini, purché qui stabilmente domiciliati, potevano sempre far legna e pali, per uso del focolare, della vigna e dell’orto della loro casa. I coloni, non condomini, potevano mandare gratuitamente, o pagando quote assai modeste, quasi simboliche, i suini, purché ferrati, al pascolo sulla montagna, specie al “tempo della faggiola” (autunno). Perfino i “casengoli” (cioè, in assoluto, i più poveri fra tutti gli abitanti dei paesi) erano autorizzati a condurre al pascolo i bestiami, da loro custoditi, sulle proprietà dell’Ente.

Sgravi fiscali, sovvenzioni, e “sponsorizzazioni” ante litteram, erano, di sovente, concessi ai singoli ed al Comune. Erano, altresì, spesso accordati prestiti agevolati per la costruzione di case e per il restauro di vecchi edifici e venivano, inoltre, concessi in un affitto, spesso pressoché simbolico, beni immobili dell’Università. Chiunque, dimostrando di avere, nel comune di Costacciaro, “uno stabile domicilio più che centenario”, poteva “affrancarsi”, vale a dire entrare a far parte, “a pieno titolo”, dell’Università. I cosiddetti “luoghi pii”, vale a dire le dimore dei Frati Francescani Minori Conventuali, delle Monache Benedettine “Santucce”, e del Parroco (aggregato, perlopiù, al Clero Secolare), erano considerati, in tutto e per tutto, come aventi gli stessi, identici diritti di quelli che venivano goduti dai Condomini, ed erano, perciò, a questi ultimi, statutariamente equiparati.

I monaci dell’Eremo di San Girolamo di Monte Cucco, pur risiedendo in Comune di Pascelupo, furono sempre lasciati completamente liberi di far legna nei finitimi boschi dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro. Per scongiurare la virulenta e mortifera pestilenza che colpì Costacciaro nel 1850, tanto ed a tal punto da far dichiarare il comune “interdetto” ad ogni transito, ed a costringere alla segregazione dei malati nel lazzaretto, l’Università fece realizzare, a proprie spese, la statua lignea di San Rocco dallo scultore eugubino Ceccarelli, detto “Pipìllo”. Nel 1912, la chiesa di San Rocco (in base al resoconto d’una coeva visita pastorale) risultava, infatti, ancora di legittima proprietà dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro.

La questione delle “Donne Originarie”

I detrattori delle sacrosante ragioni dell’esistenza e della legittimità storiche dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro, in quanto proprietari collettivi del Monte Cucco, hanno spesso creduto di scorgere, nella successione per sola linea mascolina del diritto d’appartenenza e di proprietà dei Condomini, con l’esclusione delle donne sposate nel proseguimento della linea di discendenza e nel godimento dei diritti sociali, un retaggio della buia epoca medioevale, in cui le donne stesse non potevano esercitare i medesimi diritti degli uomini. Un sessismo ante litteram, insomma, secondo tali detrattori, perpetuatosi, anacronisticamente, sino all’epoca contemporanea di piena e giusta emancipazione femminile. In realtà, nessuna di queste superficiali ipotesi corrisponde alla realtà della dinamica storica, in quanto l’unica vera ragione era ed è quella della perpetuazione del cognome delle famiglie originarie, in quanto le donne, sposandosi e generando figli con il cognome del marito, avrebbero reso condomine un numero molto elevato di altre famiglie che, in origine, non lo erano. L’allargamento a dismisura delle famiglie condomini senza tradizione, avrebbe, pertanto, certamente condotto ad un crescita eccessiva del numero dei Condomini stessi, con conseguente, sproporzionata, pressione antropica sul territorio e repentino depauperamento delle risorse naturali ed economiche dell’area montana dell’Università. Oggi, tuttavia, le donne votano e sono votate per il rinnovo degli organi di governo dell’Università e possono assurgere anche al ruolo di Presidente dell’antico, benefico sodalizio. Per le altre famiglie non condomini, poi, purché dimostrino uno stabile domicilio più che centenario nel Comune di Costacciaro e versino una quota d’adesione, è sempre possibile entrare a far parte, a pieno titolo, dell’”Universitas Hominum Originariorum Castri Collistacciarii”.