Dare un futuro agli Appennini: una fiscalità agevolata e pagare quello che finora la montagna ha regalato

Fotoreporter Manuel Valenti

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MONTAGNA  – Quattro centesimi ogni litro di acqua potabile per contrastare il dissesto idrogeologico; esenzione dall’Irpef, Irap, Imu e anche del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per chi avvia o mantiene un’attività economica o commerciale in paesi fino a mille abitanti, agevolazioni negli oneri di urbanizzazione per chi ristruttura sono solo alcune delle misure tradotte sul piano pratico della mozione a sostegno della montagna votata all’unanimità dalla camera a fine gennaio. Una mozione che vale in particolare per i comuni aggregati in area interne come quella dell’Appennino basso pesarese alto anconetano dove lavorano già insieme Serra Sant’Abbondio, Frontone, Cantiano, Cagli, Acqualagna, Apecchio con Piobbico, Sassoferrato ed Arcevia.

«Si tratta di salvaguardare le specificità delle aree montane e aiutarle a valorizzare il loro straordinario patrimonio – spiega Giancarlo Sagramola, ex sindaco di Fabriano e attuale  responsabile aree interne del Pd marchigiano – . Una battaglia che l’Unione dei Comuni Montani ha iniziata ottenendo di non far pagare l’Imu sui terreni agricoli montani ed oggi vede nell’ambiente, l’acqua, il suolo, le scuole, l’innovazione tecnologica i capisaldi per il rilancio della montagna italiana».

Una mozione che non si muove a spot ma prevede una progettualità coordinata che prescrive un uso razionale del suolo, uno sviluppo equilibrato e sostenibile, perché ritiene la montagna, i piccoli paesi, le aree rurali periferiche, uno straordinario potenziale di benessere per il Paese Italia.

«Mantenere in buona salute la montagna – spiega Ludovico Caverni, vice presidente dell’UM del Catria Nerone, sindaco di SSAbbondio, comune che  attraverso la comunanza agraria locale e Fonte Avellana ha 1700 ettari del massiccio del Catria – significa mantenere un area strategica nel fornire aria, acqua, materie prime e cibo e tutelare la sua identità e il suo patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico. La nostra montagna  – incalza –  è fondamentale se l’Italia vuole attivare la Green Economy ed essere protagonista nel Green Deal lanciato dall’Europa. Per ragionare di futuro, l’Italia deve consentire ai nostri territori di applicare politiche nuove per attirare nuovi residenti che devono abbinarsi a politiche di sistema, come agevolazioni alle imprese locali, all’impresa digitale e alla residenzialità affinché ci sia un reale equilibrio demografico nel paese».

Fotoreporter Manuel Valenti

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Principi recepiti al livello nazionale, il ministero dopo il voto all’unanimità dei 524 deputati il 28 gennaio scorso ha previsto un fondo da 100milioni di euro a servizio non di nuove norme ma dell’armonizzazione di varie legge. Quella sui piccoli comuni, il codice forestale, la strategia delle green communities e la Snai, la strategia Nazionale delle Aree Interne. «Il metodo di un fondo unico  – aggiunge Sagramola – mira a mettere in moto tutti i meccanismi per eliminare le disuguaglianze». Come lo farebbero le eco compensazioni. «La nostra montagna – spiega Caverni – ha un metabolismo che fornisce benefici multipli ossia dei servizi ecosistemici che il mercato non remunera ma sono fondamentali per la vita. Ecco il valore dei 4 centesimi a litro di acqua che saranno in gran parte pagati da chi vive nelle aree demograficamente più occupate. Come esiste un prezzo per la qualità dell’aria fornita dai nostri boschi e foreste».

Véronique Angeletti@Civetta.tv

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