Impiegati lavorano “da casa” , è tempo dei “Work Smarter”

AdobeStock_139546366-smart-workingUno dei rari effetti positivi del Coronavirus è la consapevolezza per le aziende che esistono altri modi di organizzare il lavoro.

Modalità messe in evidenza dal decreto del 23 febbraio 2020 che, per evitare da subito il contagio, ha di fatto imposto “la sospensione delle attività lavorative per le imprese ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare o a distanza» e dunque ha acceso i riflettori sullo smartworking detto in italiano “lavoro agile”.

CNA-Professioni«Un sistema da non confondere con il lavoro da remoto o il telelavoro» spiega la responsabile provinciale delle paghe della Cna, Elisabetta Menghini. «Questi ultimi sono contratti che obbediscono a regole rigide di orari, luoghi, impongono strumenti tecnologici prestabiliti e dunque riproducono, ma altrove, lo stesso ambiente di lavoro. Mentre il lavoro agile non mira ad ottenere risultati con il presenzialismo ma responsabilizza il lavoratore dandogli più autonomia e maggior flessibilità su dove, quando e come lavorare. È un rapporto contrattuale – aggiunge – al centro del decreto dal 2 marzo 2020. I datori di lavoro potranno attivare il lavoro agile sull’intero territorio nazionale per 6 mesi, anche in assenza degli accordi individuali, assolvendo in via telematica agli obblighi di informativa sulla salute e sicurezza. Con la procedura semplificata, si potrà disporre lo svolgimento dello smart working anche senza sottoscrivere un accordo scritto con il dipendente. Resta fermo – conclude – per datore di lavoro e lavoratore l’obbligo di rispettare la disciplina fissata nella legge 81/2017».

download (9)In Confindustria, il sistema è soprattutto utilizzato dalle imprese più grandi. In un rapporto nel 2019, l’associazione stima che il 9% delle imprese associate abbia introdotto il lavoro agile: la percentuale sale al 20% tra quelle con 100 o più addetti. La sua diffusione riguarda più le società di servizi che l’industria (11% rispetto a 7,3%).

Con riferimento alle modalità di disciplina contrattuale che regolamentano lo smart working, spesso affiancano agli accordi individuali una regolamentazione aziendale (29,8% dei casi) e il lavoro agile fa parte della contrattazione aziendale (22,7%). Come nel caso di Whirlpool Emea. La multinazionale ad esempio proprio per tutelare i suoi lavoratori ha esteso alle sedi di Fabriano e di Comunanza le disposizioni applicate all’Headquarter di Pero. Addirittura ha incentivato dall’inizio di marzo i suoi dipendenti a lavorare questa settimana in “agile” e li autorizza a superare le quattro giornate al mese che di solito sono autorizzate.

originComunque, dal sondaggio Confindustria, risulta che sono tante le imprese associate che, pur non avendolo ancora introdotto, considerano lo smart working un tema interessante da affrontare nel prossimo futuro e dunque dovrebbe essere particolarmente sensibile alle nuove normative.

«Una modalità di lavoro che tuttavia riguarda aziende più strutturate – commenta Pierluigi Bocchini, vice presidente Confindustria Ancona e presidente del gruppo Clabo di Jesi – e trova meno applicazioni nella provincia di Ancona a vocazione più manifatturiere. Inoltre – ricorda – va di pari passo con un’infrastruttura digitale che non c’è ovunque. Esiste un divario che deve essere colmato e su cui la nostra associazione sta lavorando».

Un sistema intelligente, che fa bene al lavoratore e all’ambiente purché non diventi un altro modo di superare i rapporti “normali” contratti di lavoro e trasformi  lo “smart worker” in un “smart harder” .

Véronique Angeletti@Civetta.tv

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