Non chiamateli “incidenti” ma violenze stradale: Gioia Bucarelli lancia la sfida per strade più sicure

WhatsApp Image 2020-03-10 at 15.10.56 (1)Pergola – «Non chiamateli incidenti ma violenze stradale. Un incidente è un fatto imprevedibile mentre quando qualcuno muore o rimane ferito sulla strada quasi sempre è una tragedia che si poteva evitare».

E’ l’appello lanciato da Gioia, la figlia dell’ex sindaco di Pergola Aldo Bucarelli, scomparso due anni fa. Nell’alta valle del Cesano sta cercando di sensibilizzare la gente sui temi della prevenzione e della sicurezza stradale. Insegnante di storia e d’italiano al Polo3 di Fano (Istituti Battisti, Olivetti, Seneca, Archimede e Volta) si sta trasformando in un’antenna nelle alte terre per le associazioni a difesa di una “strada per tutti”. Il suo obiettivo: «far capire che chi muore o rimane ferito sulla strada è spesso vittima dell’imprudenza, dell’incoscienza, dell’incuria o della negligenza».

Purtroppo, come molti altri attivisti che promuovono una diversa cultura della mobilità, Gioia Bucarelli ci è arrivata in seguito ad un dramma personale. Il 29 marzo prossimo sarà un anno che ha perso il suo compagno, l’ingegnere olandese Huub Pistoor. E’ morto sulla strada tra Agugliano e Polverigi nell’anconetano, schiacciato nella sua Punto da un rimorchio che si è, per cause in via di accertamento, sganciato dalla motrice. Un caso su cui la giustizia si deve ancora pronunciare.

«Oggi sono ben consapevole di tutti i rischi che ci circondano – spiega – e delle politiche sbagliate che negano la strada a tutti. Non ci sono politiche serie alternative al trasporto su gomma, non si valutano tutte le conseguenze negative dell’impatto dei grossi camion nei piccoli centri abitati, non si dà abbastanza importanza ai controlli sui mezzi».

I numeri della violenza stradale li ha ben in testa: «In Italia – commenta – ogni anno muoiono 3300 persone e ci sono 180mila feriti. Significa che sulla strada 9 persone tutti i giorni muoiono, ogni 14 ore un pedone, ogni 35 ore un ciclista. Il lato oscuro del diritto  alla mobilità non può essere quello di dover rischiare la propria vita».

A Roma, lo scorso 23 febbraio, era con le 250 associazioni per la difesa della cultura della sicurezza stradale e il rispetto delle vittime. «Condivido – incalza – la battaglia di Marco della Fondazione Scarponi, il fratello di Michele, campione di ciclismo morto a Filottrano. La mia scuola lo avevo di fatto invitato per incontrare gli studenti delle classi quarte del Polo 3 di Fano purtroppo rinviato. Una battaglia affinché cambi il modo di vivere la strada e siano riconosciuti i loro diritti legali ed etici a tutte le vittime o ai loro parenti».

Obiettivi che la Fondazione Scarponi ha trasformato in un decalogo che tra l’altro chiede sanzioni per gli enti che non provvedono a realizzare percorsi ciclabili nel caso di strade nuove o manutenzioni straordinarie, che sia definita una distanza minima di 1,5 metri quando si sorpassa, o misure minime di sostegno psicologico alle vittime e ai loro parenti durante tutto il percorso post trauma che dovrebbe essere risconosciuto come patologia con i diritti economici, di lavoro e di tutela.
Véronique Angeletti@Civetta.tv

Per chi è interessato a diffondere una nuova cultura della mobilità :

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