#tuttoandràbene: il racconto di Alessandra, mamma di due bimbe, e il papà alle terapie intensive

WhatsApp Image 2020-03-16 at 11.08.09Per Alessandra M. non è facile parlarne. Lo fa quasi per dovere, per dare un’informazione che in tanti stanno chiedendo: in casa il cellulare bolle. Al telefono, non ha più quel tono pimpante della scorsa settimana ma risponde con la voce stanca e piano piano.  Vicino a lei ci sono le sue due bimbe. Del papà che è stato ricoverato in un ospedale lontano sanno tutto, come sanno che non possono vederlo perché con la mamma sono in quarantena però tutto è sempre aleatorio. «Sabato l’altro – racconta Alessandra – mio marito è stato portato via in ambulanza. Noi a casa, perché forse era coronavirus, pertanto nel dubbio era meglio isolarci. Poi domenica la risposta positiva del tampone e il trasferimento ad Ancona nel reparto “malattie infettive” dove riuscivo a comunicare con lui. Questo fino a venerdì, quando è stato deciso di trasferirlo nel reparto “terapie intensive e d’intubarlo per aiutarlo a meglio combattere il virus. Adesso è stabile ed è curato con un cocktail di farmaci e reagisce  molto bene alle terapie».

Alessandra, da mamma attenta, prova a filtrare il più possibile. «Le mie bambine sentono che parlo con i dottori che per fortuna, con dovizia di dettagli, m’informano su quello che gli sta succedendo. L’importante comunque è mai fare capire quando mi sento scoraggiata e a volte quanto lo sono».

Le giornate sono lunghe. La notte lo sono ancora di più. «Dormo poco. Non nascondo che sono in ansia. Ma so che tutto andrà bene. Devo pensare così. Il peggio è non poterlo vedere. Non poter parlare con lui. Non poter constatare da sola cosa sta succedendo. Non poter bussare anche con prepotenza ovunque. Essere isolata fa dilatare le paure, aumentare in un modo spropositato l’angoscia, mette ancora di più l’accento su quanto siamo tutti impotenti».
A tenerla collegata con la realtà è la voce di una dottoressa che due volte al giorno l’aggiorna sullo stato di salute di suo marito. «È la luce nel buio. Ho una totale fiducia nell’équipe. So che prendono le decisioni giuste per salvare la vita a mio marito».

Le bimbe in cucina, in sala, in camera fanno i compiti. «E non sono pochi – sottolinea Alessandra -. Poi ci sono i disegni, la tv, i cartoni, i film, i giochi da tavolo. Le telefonate con le amichette, con i nonni, gli zii. I cibi del cuore. Addolcire le regole aiuta e molto. In fondo, meno severità, meno rigidità aiuta loro e anche me». Ringrazia i tanti che non smettono di chiedere informazioni anche se «a volte si potrebbe fare a meno. In fondo, quest’epidemia, questo contagio, questa brutta malattia la viviamo tutti insieme. Ci accomuna. Siamo tutti isolati. Noi sicuramente più degli altri. Non possiamo uscire nemmeno per fare la spesa e poi ci manca crudelmente un membro della nostra famiglia. Viviamo fiduciosi di riuscire a tenere tutto sotto controllo, anche se in realtà, purtroppo, nel caso nostro non lo è ancora».
Véronique Angeletti@Civetta.tv

Il disegno è dell’artista pergolese Piero Villanelli

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