Roberto a casa: Sassoferrato in festa ma pensa anche a chi è ancora in ospedale

WhatsApp Image 2020-04-03 at 16.07.39 (1)«Questa mattina, il sole, per me è sorto due volte. All’alba, sul filo dell’orizzonte e a fine mattinata quando, davanti a Villa Pini a Civitanova Marche, ho potuto abbracciare di nuovo mia moglie Alessandra». Guarito, ebbro di poter respirare finalmente a pieni polmoni, il 45enne Roberto Burani, da ieri, è di nuovo a casa, a Sassoferrato con le sue due bimbe che abbraccia a più non posso. Ancora non ci crede, si sente rinato e lo è davvero. Il coronavirus lo ha sconfitto dopo una battaglia in ospedale lunga ventinove giorni. Un’esperienza che lo lascia convinto che la sua ricchezza «non è la mia vita ma la mia vita con la mia famiglia».

Tutto inizia con qualche linea di febbre. Nessuno però pensa al Covid-19. Roberto ha già avuto tre polmoniti in meno di cinque anni e non fa parte di quelle persone a rischio, entrate in contatto con qualcuno che proveniva dalla Lombardia. Il ricovero sabato 7 marzo al Profili di Fabriano e l’indomani mattina, il verdetto del tampone: Roberto è il primo malato positivo delle alte terre dell’anconetano. Scattano le procedure d’indagine nel suo entourage ed è trasferito alle malattie infettive delle Torrette. Alle terapie, reagisce bene, cerca di scherzare su quel fermo improvvisato fino al 13 marzo quando i valori di ossigeno non lasciano scampo e per salvarlo i medici lo sedano e lo intubano.

Roberto si risveglierà sei giorni dopo, il 19. «Non riuscivo a ricordarmi il perché ero lì, circondato da malati intubati con medici ed infermieri che si muovevano intorno a noi con degli scafandri. Pensavo che avevo avuto un incidente e che avevo perso la mia famiglia finché un infermiere, un angelo, mi ha fatto vedere in video Alessandra e mi sono rasserenato: se vedevo mia moglie e mi sorrideva allora mi potevo fidare».

Roberto rimane nelle terapie intensive ben cinque giorni. «Quello che ho visto lì, da lucido, le sofferenze dei malati, l’abnegazione del personale, mi rimarrà impresso a vita nella mente ed è lì che ho capito che dovevo aiutarmi da solo e che potevo aiutare gli altri liberando il mio posto letto». Roberto si fa insegnare come eseguire gli esercizi di rieducazione respiratoria e, con la maschera, giorno e notte, da solo, ritrova il ritmo per inspirare ed espirare. Solo quando sarà trasferito in un reparto non intensivo, riuscirà a parlare più a lungo con Alessandra e capirà che, mentre stava tra la vita e la morte, l’Italia, il mondo, si sono davvero fermati.

«I miei colleghi dell’ufficio in quarantena, l’azienda disinfettata, il lock down graduale del paese. Notizie che mi hanno sconvolto. A darmi coraggio: sapere che i colleghi della Faber telefonavano a mia moglie, che regolarmente prendevano notizie il direttore dello stabilimento della Berbentina, quello della sede di Fabriano e anche i dirigenti dalla Svizzera. Anche se a stravolgermi dal punto di visto emotivo, mi è venuto da piangere, è il dono della Faber di una postazione per la rianimazione alle Torrette».

Del limbo nelle terapie intensive ha barlumi di ricordi. «Mi dicono che ero sedato ma so che nella mia testa ho sentito tante volte la voce di Alessandra, anche quelle delle bimbe, ma più di tutto di Alessandra che in un modo distinto mi diceva: Roby tutto va bene». Infine  gli ultimi giorni nel reparto non covid a Civitanova Marche dove ha seguito una terapia a protezione dei polmoni e dello stomaco.

«Ci sono stati momenti terribili – conclude – dove ho avuto paura, ansia, angoscia. Una specie di disperazione che ti avvolge il cuore e la mente. Ma non perché sei malato o perché soffri ma perché ti senti solo, isolato dai tuoi cari, perché sai che non li puoi vedere e che se qualcosa succede non potrai parlare con loro un’ultima volta. Per fortuna, in aiuto ci sono la gentilezza e la dedizione dei medici, degli infermieri». Il suo sogno oggi come oggi: «Abbracciare le mie bambine e mia moglie, tutto il resto deve attendere».

Roberto a casa ma ci sono altri malati tuttora in ospedale. Un “daje” di cuore a tutti. #insiemecelafaremo
Véronique Angeletti@civetta.tv

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