Superbabbo ritorna a casa: un “tié” al “perfido” Coronavirus e un pensiero sulla tardiva “diagnosi”

92244992_10221860863901171_3389307861782757376_oGianluca Minardi, per gli amici Smilzo, è finalmente a casa. Dopo due settimane al Carlo Urbani di Jesi ha potuto riabbracciare la sua famiglia. Una battaglia dura che racconta a modo suo, con ironia e un filo di sarcasmo. Il virus lo chiama il perfido perché «mi ha preso alla sprovvista aspettandomi a casa». E ne sottolinea il colmo: «il corona, non l’ho preso a Pesaro, al partitone di pallacanestro dove si erano date appuntamento tante squadre del Nord Italia, e nemmeno a “Pianeta Birra” alla fiera di settore a Rimini (Gianluca ha un bar ndr) ma dal piccolo di casa».

Calcoli alla mano non ha dubbi: è stato uno dei suoi bimbi a regalargli il Covid-19. «Lui ha avuto una febbre altissima che ci ha molto preoccupato. Ma se per lui è finita così, per me ci sono voluti 14 giorni in covideria».

Sulla malattia, non scherza: «Il virus ti indebolisce. Avevo perso del tutto l’olfatto. Ci vogliono terapie davvero d’urto».

Non si dimentica della gentilezza e della disponibilità di chi lavora al Carlo Urbani ma sulla gestione dell’epidemia fa notare: «non farmi subito il tampone perché secondo l’operatore della centrale telefonica riservata ai malati Coronavirus non ero un paziente a rischio Covid e non avevo la tosse ha di fatto ritardato le cure. Per fortuna, è intervenuto il mio medico curante».

Véronique Angeletti@civetta.tv

“Lo Smilzo”, il locale di resistenza umana con “cane caldo” e buona compagnia

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