#ristorItalia: Luci accese ieri sera e oggi consegna delle chiavi dei ristoranti ai sindaci

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Ieri sera, martedì 28 aprile, alle 21, per manifestare la voglia di ritornare operativi, hanno illuminato le loro insegne; questa mattina invece consegneranno le chiavi dei locali ai sindaci per protestare contro un’apertura a rischio. È la protesta “Risorgiamo Italia”. Un flash mob silenzioso organizzato dal Movimento Imprese Ospitalità che aggrega, per la prima volta nella storia del settore, una ventina di movimenti di imprenditori dell’Ho.Re.Ca e dei locali di pubblico spettacolo nati con la chiusura provocata dal Covid-19. In prima linea ci sono quelli del pesarese, provincia che, da subito, si è distinta come capofila del movimento “RistorItalia”. L’unione spontanea tra locali nata poche settimane fa che, ieri sera, da Cantiano a Pesaro, da Fano a Fermignano, ha con le proprie insegne illuminato strade e piazze, e apparecchiato un tavolo in attesa del cliente che non può entrare, ma oggi depositeranno le chiavi delle rispettive attività in una cassetta che darà ai sindaci di Pesaro e Fano e di tanti altri comuni. Perché la protesta tiene conto dei divieti di assembramento e di spostamento.

Mario Di Remigio di Polo Pasta e Pizza di Pesaro«Non sappiamo nemmeno se ci conviene riaprire – spiega Mario Di Remigio di “Polo Pasta e Pizza”, portavoce di RistorItalia a Pesaro. Ci sentiamo soli ognuno con le proprie spese, i dipendenti, gli impegni economici pregressi e dobbiamo fare i nostri calcoli con tante incertezze. Ci sentiamo abbandonati.

A fronte della nostra disponibilità a chiudere per il bene collettivo, l’azione del governo fino ad oggi si è dimostrata tardiva ed insufficiente. Ci è stata promessa liquidità e non sono arrivate le dovute garanzie. Sebbene vogliamo aprire, oggi non ci sono i presupposti economici per poterlo fare soprattutto per i piccoli locali».

Giorgio Andrea Ricci di Cile's di Fano (1)La protesta non è una rivendicazione del lavoro ma un allarme a difesa di un settore locomotiva per il Pil nazionale.

«Le nuove misure – incalza Giorgio Andrea Ricci di “Cile’s”, coordinatore RistorItalia a Fano – non sono da ritenere sostenibili per la gestione ordinaria e sul piano degli investimenti economici.

Nella fase 2 ci sono parametri che ridurranno perfino del 70% i coperti e il gestore, a fronte di ricavi ridotti dal 60 al 70%, dovrà supportare gli stessi costi di prima. Riaprire sì, ma a condizioni sostenibili».

Giorgio Andrea Ricci di Cile's di Fano (2)Emerge l’economia reale delle strutture, le emozioni enogastronomiche vanno in secondo piano.

«La tragedia – precisa Paolo Biagiali dell’Hotel Giardino di San Lorenzo in Campo, coordinatore Ristoritalia valle del Cesano – sarà il numero delle attività che non riusciranno ad aprire a giugno.

Abbiamo bisogno di un approccio tecnico del settore. Non cerchiamo assistenzialismo ma misure e tutele economiche specifiche, sospensione delle tasse, fondi perduti».

Giorgio Andrea Ricci di Cile's di Fano (2)Poi, il costo delle nuove regole.

«Garantire la sicurezza e la salute del cliente e dei dipendenti – precisa Luca dell’Osteria Zanchetti di Fossombrone, RistorItalia Metauro – è un dovere.

Ma per continuare a regalare accoglienza e convivialità, lo Stato deve tutelarci agendo sulle spese fisse, incluse le tasse dei rifiuti, tener conto della riduzione del numero dei coperti e aiutarci a garantire al personale, con il quale abbiamo un rapporto che va oltre il professionale, un futuro affinché non si perda la loro professionalità».

Valerio Ferri delle Fontane, RistorItalia Catria-NeronePer Valerio Ferri delle Fontane di Cagli, Ristoritalia Catria e Nerone «la nostra unione tra costa, colline e monti tutela i problemi economici e logistici ma è anche l’espressione di un comparto deciso a partecipare allo sforzo collettivo per movimentare i flussi turistici e garantire che nessun comprensorio sia dimenticato».

Véronique Angeletti@civetta.tv