Modelli alternativi di cittadinanza e “Ius soli”, la relazione dell’avv. Puka all’incontro Acli

platea incontro Acli PukaFossato di Vico – Si è svolto venerdì 7 agosto presso il ristorante Camino Vecchio di Fossato di Vico, nella nuova veranda della struttura, l’incontro organizzato dal circolo Acli Ora et Labora sul tema dello “Ius soli” e sugli eventuali possibili modelli alternativi di cittadinanza. Relatrice appassionata e qualificata è stata l’avv. Izaura Puka consigliere provinciale delle Acli di Perugia. La giovane ragazza di origine albanese ha infatti vissuto in prima persona le difficoltà nel raggiungere quel diritto di cittadinanza che, ad oggi in Italia, non è garantito né a chi nasce nel suolo italico da genitori stranieri, né a chi arriva nel Belpaese in tenera età e compie il percorso di studi se non al raggiungimento del diciottesimo anno di età e dopo verifiche sulla condizione reddituale e sulla continuità di permanenza in Italia. La legge n. 91 del 1992, l’ultima davvero consistente sul tema della cittadinanza, prevede soltanto l’acquisizione della stessa per “lo straniero nato in Italia” che renda una dichiarazione in tal senso entro un anno dal compimento del diciottesimo anno di età (Art. 4). Si tratta in realtà di uno ius soli colpevolmente troppo prudente e ritardato al diciottesimo anno di età, ma quello che più colpisce è la totale assenza di regolamentazione dell’acquisizione della cittadinanza da parte dei bambini arrivati in Italia dopo la nascita. A differenza di alcuni Stati europei, che hanno risolto da tempo il problema del riconoscimento dello status di cittadino ai figli degli immigrati, in Italia la materia è regolata da una legge di trent’anni fa, quando il fenomeno migratorio, e quindi anche il fenomeno delle seconde generazioni, aveva caratteristiche completamente diverse da quelle di oggi.

Acli Puka Ius soliI tempi sono invece maturi per ragionare sulle seconde generazioni che ormai hanno raggiunto numeri importanti e che sono presenti ed inserite nel tessuto socio-economico e culturale italiano. Sottolinea l’avv. Puka come il dibattito sul tema del riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli degli stranieri sia spesso trattato, nel dibattito pubblico, in modo superficiale, fuorviante, con la sovrapposizione spesso voluta, con temi che non ne sono strettamente attinenti come quello degli sbarchi e dell’accoglienza. Il tema invece riguarda le seconde generazioni, i giovani che qui sono nati, o arrivati da bambini e che hanno svolto in molti casi l’intero percorso di studi in Italia. Le varie iniziative parlamentari sulla materia, nonostante le buone intenzioni, non sono mai giunte a buon fine e nemmeno l’ultimo tentativo del cosiddetto “Ius culturae”, che prevede il diritto di acquisizione di cittadinanza per quel minore che abbia svolto nel paese di residenza un intero ciclo di studi, sembra che possa veder la luce almeno a breve.

Izaura Puka Acli FossatoOgni tentativo di discussione sulla condizione giuridica delle seconde generazioni si risolve spesso applicando ad esse degli stereotipi costruiti per i loro genitori, mentre sarebbe più giusto conoscere a fondo il fenomeno in quanto tale e considerarlo nella sua vera natura plurale e complessiva. I figli degli immigrati costituiscono infatti il nodo cruciale del percorso di integrazione reciproca tra immigrati e società e senza il loro pieno riconoscimento giuridico rispetto al tema della cittadinanza, si rischia di creare ingiustamente cittadini di serie b, quando invece si tratta di giovani già sostanzialmente integrati nella società, vicini di casa e compagni di scuola dei nostri figli e nipoti. Se è vero che la vera inclusione non è data solo dalla cittadinanza, ma da un percorso in cui recitano un ruolo da protagonisti la scuola, i servizi sociali, la famiglia, comunque i criteri con cui viene regolata formalmente l’appartenenza giuridica alla comunità nazionale in cui si vive, sono altresì determinanti. Per molti ragazzi di seconda generazione, evidenzia Izaura Puka, c’è il rischio concreto di vedere negati i diritti di cittadinanza e che gli stessi possano sperimentare sulla propria pelle una sostanziale esclusione proprio dallo Stato italiano, quello in cui hanno vissuto esperienze essenziali di socializzazione identitaria, che ha assicurato loro servizi sanitari e scolastici di buona qualità, ma che fatica ad includerli nei processi di costruzione del capitale umano dell’Italia di domani.

William Stacchiotti

 

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