Emergenza “acqua” : Non si tratta di Entroterra contro la Costa ma di trovare una vera soluzione comune

Pozzo del Burano - foto Tony Matteacci

Pozzo del Burano – foto Tony Matteacci

Pesaro – Sul principio di solidarietà niente indugi. Leggere l’apertura del Pozzo del Burano con la chiave “noi contro loro” o “Entroterra contro Costa” non esiste. Tuttavia, urgono soluzioni politiche perché «la partita si gioca insieme, altrimenti tutti ci rimettono». Lo affermano Alberto Alessandri e Alessandro Piccini, i sindaci di Cagli e di Cantiano che, per ribadire le loro posizioni, non sono scesi in un campo qualsiasi ma proprio nel sito dove l’Agip, quasi 30 anni fa, perforano il Pozzo “Burano 2” al confine tra i due Comuni. Un pozzo profondo, circa 300 metri, ad alta pressione, alimentato da una specie di bolla sotterranea che contiene acque oligominerale pregiata e, su decisione del Comitato della Protezione Civile provinciale per l’emergenza idrica, alimenta dal 6 agosto la rete idrica pesarese con 150 litri di acqua al secondo diventati 300 dall’11 agosto. Più di un quarto del fabbisogno reale di 1100 l/sec della Provincia Bella.

WhatsApp Image 2021-08-16 at 12.19.12

Per spiegare che l’apertura è la risposta ad una gravissima crisi idrica, unico modo per dare acque alle persone, agli animali, evitare danni agli ecosistemi fluviali, il sindaco di Cagli e l’assessore all’ambiente Simona Palazzetti hanno usato i social. Hanno affidato ad un post sulla pagina Fb del Comune la cronostoria della decisione, spiegato gli interventi alternativi e insistito sul fatto che oggi – a differenza dell’apertura del Pozzo nel 2017 – è monitorato.

«Sono decisioni – entra nel merito il sindaco cagliese – che vanno spiegate alla cittadinanza. Va ricordato che il cambiamento climatico a livello globale ha modificato temperature e regimi pluviometrici che influenzano l’approvvigionamento idrico del pesarese che dipende per la maggior parte da fonti superficiali. Ossia di corsi d’acqua, invasi artificiali e pozzi di subalveo. A cui si aggiunge il difetto della scarsa interconnessione tra le reti acquedottistiche e le perdite delle reti di adduzione, oltre che l’abitudine ad un uso non parsimonioso dell’acqua. Una situazione che, da diversi anni, i Comuni di Cagli e Cantiano stanno cercando di modificare, con una forma di protesta politica nei confronti dell’inerzia o dell’estrema lentezza degli enti sovraordinati nel dar seguito a misure, che potrebbero davvero scongiurare le aperture emergenziali del Burano». Misure che mitigano gli effetti del clima, potenziano le risorse idriche e vanno anche a rafforzare i Comuni nel controllo dell’uso dell’acqua.

«Purtroppo, non possiamo più trattare come emergenza quello che sta succedendo in modo cadenzato di anno in anno – osserva il cantianese Piccini -. L’esperienza del 2017 si sta riproducendo e, adesso, stiamo toccando il momento più difficile della siccità. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo delle soluzioni che possono portare alla risoluzione del problema. Confortati da dati scientifici, oggettivi possiamo scegliere tra un sistema che si rifornisce di acque di superficie o di acque di profondità. Ma fondamentale è che dopo le prime piogge non ci si dimentichi di nuovo della gravità dell’emergenza idrica».

Decisioni politiche che spettano a tutti i sindaci riuniti in assemblea nell’Ato1 e, da tempo, avvisati da Marche Multiservizi, l’ente che gestisce e distribuisce l’acqua, che, in questi ultimi anni le sorgenti nell’entroterra hanno perso il 40% della loro portata. E lo si vede negli inverni senza neve e le piogge monsoniche che vanno tutte al mare. L’infrastruttura idrica necessita investimenti mirati. Magari «una nuova programmazione di interventi in ordinario» suggeriscono i due sindaci. L’obiettivo è creare un sistema di rete bilanciato che garantisca l’acqua a tutti e tutto l’anno.
Véronique Angeletti@civetta.tv