La 26° Festacli a Monte Cucco nel ricordo di Aldo Moro

Festacli Montecucco 2017Fossato di Vico – Con l’avvicinarsi di luglio fervono i preparativi per il circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico in vista dell’appuntamento tradizionale della Festacli a Monte Cucco presso il villaggio turistico della Val di Ranco. La ventiseiesima edizione si terrà domenica 9 luglio a partire dalla mattinata con il consueto programma arricchito da ospiti di rilievo che dibatteranno su argomenti di volta in volta pensati dal direttivo e che rimandano a ricorrenze, attualità, personaggi vicini al mondo Acli e all’esperienza dell’impegno cattolico nella società. Prenderanno parte all’incontro, aperto dai saluti del presidente del circolo Ora et Labora Prof. Sante Pirrami, Massimo Ceccarelli presidente regionale delle Acli che modererà il dibattito e gli illustri ospiti fra cui l’On. Ernesto Preziosi, l’ex Procuratore della Repubblica di Perugia Nicola Miriano e l’ex Senatore Pierluigi Castellani. A seguire la Santa Messa, celebrata da Monsignor Mario Ceccobelli Vescovo emerito di Gubbio presso la caratteristica chiesetta di montagna. Dopo la celebrazione spazio al pranzo su prenotazione che precederà il momento pomeridiano dedicato alla musica o, per gli amanti della natura, alle piacevoli passeggiate immersi nello splendido scenario dei faggi secolari. Aldo Moro e la sua testimonianza politica a 39 anni dalla sua morte sarà il tema, quanto mai controverso, dell’edizione 2017. Qual è la verità su Moro? Di chi le responsabilità oltre alle Br? Fu un omicidio di stato o un semplice atto terroristico? Tante domande irrisolte da quasi quaranta lunghi anni. Domande che purtroppo, nonostante dibattiti, incontri, inchieste giornalistiche e commissioni parlamentari, non hanno mai avuto risposte certe, versioni univoche e verità condivise.

acli fossatoL’incontro delle Acli cercherà di far luce su quanto accaduto allo statista democristiano dal 16 marzo 1978, momento del rapimento, al 9 maggio dello stesso anno, la data del ritrovamento del suo corpo in Via Caetani. Le drammatiche trattative, le piste false ed il ruolo dei partiti decisivo in quei tremendi mesi che sconvolsero menti e cuori degli italiani e che ancora oggi lasciano sgomenti. Il dibattito non avrà pretese risolutive su una questione talmente controversa da non poter essere semplificata in un incontro di qualche ora, ma avrà soprattutto l’obiettivo di ricordare la grande eredità politica dell’uomo di stato Aldo Moro. Un vero statista che univa alla lungimirante visione politica delle grosse doti umane. In un periodo storico falcidiato dagli scontri politici aspri, contraddistinto dalla crescita dei movimenti terroristici rossi e neri e segnato da stragi ed attentati, Aldo Moro incarnava una politica lontana dai processi di piazza, una politica inclusiva che capiva e faceva proprie le ragioni dell’altro, una politica accogliente basata sul dialogo e la persuasione nel tentativo di evitare ulteriori lacerazioni e strappi in una logica di “solidarietà nazionale”. In un’Italia così divisa con una parte vicina alle ragioni della Nato ed una agli antipodi tentata dalle sirene sovietiche, era necessaria una forma di compromesso e di pacificazione. Aldo Moro aveva colto prima di altri questa necessità e l’aveva sposata a pieno di concerto con lo storico segretario del Pci Enrico Berlinguer. Un progetto ambizioso, in cui i due più grandi partiti italiani, che dal dopoguerra in poi si erano fronteggiati spesso aspramente nel pieno rispetto della spaccatura netta del quadro internazionale sopraggiunto con la guerra fredda, avevano cercato una possibile convergenza per governare il Paese. La drammatica uscita di scena dello statista pugliese sanciva la definitiva fine della stagione del cosiddetto “compromesso storico”. Con l’apertura a sinistra Moro aveva cercato di disegnare un nuovo sistema politico sdoganando il principale partito d’opposizione ma tutto questo venne tragicamente stoppato.

Acli BaccarescaUna stagione politica nuova nacque dopo quegli eventi, la Dc pur mantenendo la maggioranza dei consensi nel Paese, non riuscì più a fare a meno dei socialisti che divennero indispensabili per formare una maggioranza parlamentare in entrambi i rami del parlamento, il ruolo del Pci divenne più marginale e si dovrà aspettare la caduta del muro di Berlino, il conseguente scioglimento dei partiti comunisti e l’avvento della seconda repubblica in Italia, per vedere gli eredi di quella cultura politica governare il Paese. E’ ancora sotto gli occhi di tutti l’immagine straziante del cadavere di Moro riverso nel bagagliaio della Renault 4, purtroppo un’istantanea diventata uno degli emblemi delle peggiori crisi mai passate dalla Repubblica Italiana. E’ difficile chiedersi se si sia fatto tutto il possibile per salvarlo e quali siano le vere responsabilità degli attori in gioco in quei drammatici mesi, di certo la sua eredità è ancora oggi presente e forte in tutti coloro che non hanno dimenticato le sue opere ed i suoi valori autentici. Moro rappresenta, ancora a distanza di anni, l’idea del politico a tutto tondo, lungimirante e pronto a scelte difficili ed apparentemente anticonformiste ma utili al superiore interesse nazionale. I valori professati, le sue scelte coerenti, la fede incrollabile nel cristianesimo seppur vissuto laicamente, l’attaccamento alla sua famiglia, ne hanno fatto, non solo un martire politico, ma anche un simbolo, una vera icona del periodo repubblicano.

William Stacchiotti@civetta.tv