Arrivano nuovi infermieri nell’Area Vasta2

Il personale sanitario in servizio all'Ospedale di Comunità Sant'Antonio Abate di Sassoferrato (AN)

Il personale sanitario in servizio all’Ospedale di Comunità Sant’Antonio Abate di Sassoferrato (AN)

Task force di 42 nuovi infermieri in arrivo all’Area Vasta 2. Le determine sono state firmate tre giorni fa. Dal primo aprile iniziano a lavorare in 4, il 16 aprile ci saranno altre 7 nuove figure professionali e il 1 maggio, ben 31. «Sono a disposizione – spiega il direttore dell’A.V.2 Giovanni Guidi – della responsabile di tutta l’area infermieristica- ostetrica dell’anconetano. Suo, il compito di individuare dove ci sono i bisogni più pressanti». Sul percorso d’inserimento aggiunge «faranno un corso di preparazione e di utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (dpi) seguiti da personale competente».

Un team che risponde alla richiesta di aiuto di un personale stremato oggi dalla lotta contro il contagio ma che, da tempo sotto stress, lavorando sotto organico nelle residenze assistite e nei reparti ospedalieri.  «Il che spiega perché- intervengono i sindacalisti della Fp Cgil – vogliamo capire dalla direzione sanitaria dove andranno a lavorare le nuove leve». Anche se temono che lo spiegamento delle nuove forze sarà a breve più per rimpiazzare gli operatori sanitari contagiati dal coronavirus. «Siamo preoccupati – incalzano i sindacalisti della Cgil – il personale sta lavorando in settori che si sono improvvisamente trasformati in reparti di malattie infettive senza adeguati presidi. La corsa per trovare soluzioni all’emergenza ha impedito di dotare le camere di ventilazione a pressione negativa, non c’è la compartimentazione di aree e nemmeno  personale dedicato a ciò. Sapere quanti operatori della sanità dell’Av2 sono malati lo chiediamo da giorni». Dati e statistiche «di competenza del Gores e non della direzione sanitaria» replica Guidi.

Ma è sul trasferimento di pazienti da ospedali che ospitano malati Covid-19 a quelli riservati a pazienti non affetti da coronavirus che la situazione è tesa. I sindacalisti s’interrogano sul perché i tamponi sono fatti ai pazienti dopo giorni di ricovero con il rischio, se positivi, che contagino il personale sanitario che, nei presidi non Covid-19, non devono portare protezioni Dpi. «Rispettiamo il protocollo dettato dalle linee ministeriali – risponde il direttore Guidi. I tamponi non garantiscono che il paziente non si è ammalato e potrebbe far calare l’attenzione nell’usare le protezioni». Quanto al fatto che si facciano tamponi al personale sanitario solo quando presenta sintomi, per i sindacalisti, «è in palese contrasto con le regole di prevenzione e di sicurezza».
Véronique Angeletti@civetta.tv

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