Il paesaggio del tartufo Patrimonio dell’UNESCO

La notizia è bella e nelle nostre terre solleva acclamazioni. L’Italia candida all’Unesco la cultura del tartufo come Patrimonio immateriale dell’umanità. Merito del comune umbro di Norcia che, nei tristi tempi del terremoto, ha fatto questa intelligente richiesta forte del sostegno dell’associazione delle città del tartufo. Ossia “54 città italiane del tartufo, di 14 regioni lungo tutto lo stivale, insieme alle associazioni interessate – sottolinea la Coldiretti – dove il tartufo sviluppa un mercato di oltre mezzo miliardo di euro.”  Nelle 54 città sono ben presenti Acqualagna, Sant’Angelo in Vado, Apecchio, Norcia e anche Gubbio.

A livello iter, il dossier è stato inviato dalla Commissione italiana. Commissione che ha dato mandato ai  Ministeri dei Beni Culturali e delle Politiche agricole di sottolineare la rilevanza della vocazione agricola nei territori colpiti dal terremoto e la tradizione del tartufo.

Il Comitato Direttivo della CNIU ha riconosciuto il dossier della Cerca e Cavatura del tartufo, conoscenze pratiche e tradizionali idoneo alla candidatura che, come sottolinea il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina: “valorizza un prodotto tradizionale per tante aree rurali del nostro Paese, a partire dalla comunità di Norcia e dalle zone del terremoto di Umbria, Lazio e Marche. Nel mondo il tartufo è uno dei simboli più forti della qualità del Made in Italy agroalimentare e per questo sosteniamo con forza questa esperienza come patrimonio dell’umanità. Aggiungiamo così – afferma Martina – un nuovo tassello di promozione del nostro modello agricolo che si caratterizza per la distintività e l’unicità del nostro saper fare, della nostra cultura, dei nostri prodotti”.

Ovviamente l’Associazione Nazionale Città del Tartufo, unica proponente e referente del dossier di candidatura ‘Cerca e cavatura del Tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’, ringrazia la Commissione nazionale italiana Unesco e il suo Presidente Franco Bernabè per il parere positivo espresso nella riunione del 27 marzo e il conseguente invio a Parigi, per conto dell’Italia, della candidatura a bene immateriale dell’umanità subito dopo la Perdonanza celestiniana.

“Questo dimostra – dichiara l’Associazione Nazionale Città del Tartufo – che, pur partendo da un prodotto spontaneo della terra, si può arrivare a candidare una tradizione culturale che si tramanda di padre in figlio e da nonno a nipote, che è la cerca e la cavatura del tartufo. Non si è candidato il ‘prodotto tartufo’, ma si sono candidate le memorie, le narrazioni, i saperi e le pratiche di un’attività molto ampia che coinvolge l’addestramento del cane e il suo utilizzo nelle fasi di cerca e cavatura, la cerca dei vari tipi di tartufi, la successiva conservazione e, infine, l’utilizzo gastronomico. Tutti aspetti che la comunità ritiene indispensabile che siano raccolti, archiviati e comunicati al fine di consegnare alle future generazioni conoscenze preziose”.

Il sindaco di Acqualagna Andrea Pierotti (a destra nella foto)

Le Città del Tartufo ringraziano anche il Mibact per il coordinamento tecnico scientifico delle dottoresse Elena Sinibaldi e Stefania Baldinotti, antropologhe esperte del Ministero per la Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. In questo quadro si colloca l’importante presenza, alla maratona promozionale della regione Marche alla Bit di Milano, del sindaco di Acqualagna Andrea Pierotti, protagonista del focus sul tartufo nell’ambito dello spazio dedicato al tema “La cucina marchigiana, viaggio tra i prodotti genuini ed i sapori tipici di una tradizione eletta”: un segnale importante di come gli amministratori abbiano consapevolezza dello stretto legame che esiste fra le varie economie.

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Il processo di consapevolezza, salvaguardia e condivisione – ha precisato il Presidente dell’associazione Michele Boscagli – che è stato alla base del percorso vissuto, contiene l’impostazione dell’attività associativa futura grazie al coinvolgimento dei singoli territori associati, sia in funzione delle relazioni interregionali, nazionali e internazionali individuate nel dossier di candidatura, sia in vista di un riconoscimento futuro”.

La traduzione del lavoro svolto per il processo di candidatura è ora riconsegnata alla comunità associativa come patrimonio collettivo organizzato in indirizzi progettuali, per proseguire il processo di partecipazione e governance, e come strumento di valore aggiunto per i territori del tartufo. “Durante tutto il 2017 – ha concluso Boscagli – continueremo a promuovere la candidatura affinché diventi ancor di più patrimonio collettivo dell’Italia intera affinché l’impegno sancito a candidare per il 2018 la nostra domanda possa essere portato a compimento”.

Inoltre si ricorda anche la candidatura – che si concluderà tra il 4 e l’8 dicembre 2017 a Seul dove sarà esaminata dal comitato mondiale Unesco – dell’Arte dei Pizzaiuoli napoletani, per inserirla nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco.

La commissione ha anche deliberato il sostegno alla candidatura transnazionale “L’arte dei muretti a secco”, che ha come Paese capofila Cipro. Tecnica simbolo della particolare viticoltura dalle Cinque Terre al Salento, fino alle terrazze naturali per i limoni di Amalfi. Interessati all’Unesco anche territori del Sud e isole dove gli appezzamenti di terreno sono contenuti da muretti a secco.

Quindi il Comitato Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha deciso la candidatura della “Perdonanza Celestiniana” a Patrimonio Immateriale dell’Umanità per l’anno 2018. Si tratta della celebrazione del Perdono, successivamente chiamata “Perdonanza”, istituita nel 1294 da Papa Celestino V, e rappresenta il primo giubileo al quale potessero accedere anche i poveri ed i diseredati. Per la Commissione italiana Unesco, la “Perdonanza Celestiniana” riveste “un’importanza straordinaria non solo per l’aspetto spirituale ma anche per la valenza sociale e politica in quanto la pergamena contenente il testo dell’indulgenza, la Bolla, fu consegnata dal Papa alla città dell’Aquila, che ne divenne la custode”.

La cerimonia della Perdonanza, che si svolge il 28 e 29 agosto ancora oggi mira a rinsaldare i legami interni alla comunità laica e credente. “L’importanza straordinaria del rito della Perdonanza de L’Aquila risiede dunque nel messaggio di pace, solidarietà e riconciliazione che da oltre 700 anni diffonde tra gli uomini”.

Véronique Angeletti@civetta.tv

Fonti: Associazione Città del Tartufo e Regioni.it

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