Scontro acceso sul Parco nazionale del Catria, del Nerone e dell’Alpe della Luna

Parco che non c'è Catria, Nerone, Alpe della Luna Apecchio – Divide anche se gioca sull’unità ambientale, la proposta del “Parco nazionale del Catria, del Nerone e dell’Alpe della Luna”. La trasformazione da comitato promotore in associazione ha provocato un alzata di scudi del fronte del “No” che gode del sostegno del <<silenzio dei sindaci>> afferma il consigliere regionale Gino Traversini (Pd) che ha già pronte le carte per la riserva regionale del Catria ed il parco regionale del Bosco di Tecchie.

Grande 32mila ettari, il “parco che non c’è”, oltre al Catria, al Nerone e alle Alpe della Luna ingloba anche la catena umbra delle Serre. Coinvolge 20 comuni, 4 provincie e 3 regioni. Lega i paesi di Cantiano, Serra Sant’Abbondio, Frontone, Cagli, Piobbico, Apecchio, Urbania, Sant’Angelo in Vado, Borgo Pace, Mercatello sul Metauro. le umbre Scheggia Pascelupo, Città di Castello, Pietralunga, Montone, Gubbio e le toscane Badia Tedalda, Pieve Santo Stefano e Sansepolcro. Coinvolge le UM del Catria Nerone, dell’alta valle del Metauro, dell’alto Chiascio, dell’alta Umbria. Quattro anni fa, un comitato ne ha fatto il suo obiettivo ed organizza annuali raduni escursionistici sul Monte Petrano. L’ultimo domenica 17 settembre. Erano in 200 con una nuova veste giuridica e tanto di direttivo brandendo quella proposta di legge ferma in Parlamento dal 15 aprile 2015 e firmata da ben 30 onorevoli.

Parco che non c'è Catria, Nerone, Alpe della Luna <<La storia del Parco nasce a meta degli anni 70 – raccontano quelli del “Si”- ostacolato da politici convinti di poter omologare le aree montane a quelle urbane mentre oggi il territorio è un asset per lo sviluppo.>> Se il comprensorio è <<ancora integro – affermano – non è né merito dei “montanari” né di noi residenti concentrati sul pezzo di terra agricola o sulla vallata. Ha salvato queste terre il caso, vicende storiche, la scomodità dei siti e l’impegno di pochi.>> Un accenno ai conflitti sul gasdotto appenninico, sui parchi eolici installati sui passi migratori, alle cave, alla distruzione dei boschi, dei fiumi, allo sfruttamento delle falde idriche profonde. <<Il Parco Nazionale – concludono – è l’unico progetto credibile atto a generare lavoro, un atto d’amore per le generazioni future.>> Vogliono la convocazione di un tavolo per dialogare con cittadini, comuni, province e regioni.

Giacomo-Rossi-1024x576Lo stesso tavolo richiesto dal fronte del “No” che ha forti dubbi sul binomio parco-sviluppo economico. Gente che ha partecipato all’incontro pubblico ad Apecchio lunedì 25 settembre indetto dal consigliere d’opposizione Giacomo Rossi. Intima di smettere di ragionare sulle terre di altri cittadini o di proprietà collettive; dà lo stop a decisioni calate dall’alto senza concertazione con le comunità; rifiuta ulteriori vincoli su aree già tutelate in quanto Zone di Protezione Speciale o Siti d’interesse comunitario o dove habitat e specie sono tutelati dalla Rete Natura 2000. Insomma un “No” a diventare “ riserve indiane”, che viene da cittadini che ne sono stati da sempre custodi ed accusano quelli del “Si” di essere << gente che, per scelta, vive sulla costa o in città e vede nei monti una palestra per il loro tempo libero.>>

Dorsale Catria NeroneLato istituzioni vige il silenzio. <<La legge è ferma – spiega Gino Traversini – perché non ha il sostegno dai sindaci consapevoli che la cittadinanza non vuole un Parco Nazionale, ente che ha noti gravi problemi di finanziamenti e di gestione.>> La sua soluzione: la Riserva regionale del Catria e il Parco pubblico del Bosco di Tecchie. << Ci ho lavorato fino al 2010, come presidente dell’ex comunità montana – commenta. Gode di un consenso allargato e negoziato con i comuni, le associazioni ambientali, i cacciatori, gli agricoltori. Il progetto è finora in attesa di essere perimetrato dalla Provincia. L’anno scorso l’ho inserito nel piano triennale delle aree protette. Spetta – conclude – all’Unione Montana.>>

Véronique Angeletti@civetta.tv