La Mela del Papa salvata venti anni fa: il convegno della Cia a Genga

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Genga – Mentre al Castello di Genga. si svolgeva la 21 esima Festa d’Autunno e Sagra della Polenta, il Municipio ospitava sabato 25 ottobre un convegno dedicato alla “Mela del Papa”. Lo scopo:  raccontare tutte le potenzialità di questo piccolo frutto dal sapore dolce gradevolmente acidulo ma più di tutto premiare chi, venti anni fa, ebbe fiducia nell’intuito dell’allora presidente della Cia anconetana Marco Giardini e si mobilitò per salvare dall’estinzione la mela che si narra fu portata dalla Germania all’inizio del XVIII esino dal Papa Leone XII allora nunzio apostolico.

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Ossia Nello Giovanetti che conservava alcuni alberi nella sua proprietà, Dimitri Giardini che ideò e seguì il progetto agronomico di recupero, Settimio Virgili dell’Assam che curò l’indagine per acquisire informazioni di carattere tecnico-scientifico, Anna Maria Bagaglini e Sandro Sebastianelli che resero disponibile un terreno per un campo sperimentale. Premiato anche Riccardo Maderloni che, come Presidente del Gal Colli Esini San Vicino, ha sostenuto l’iniziativa, l’amministrazione comunale gengarina che ha sempre affiancato ogni fase di valorizzazione e Mario Bonetti che, alla guida della Pro Loco, ha da sempre messo la piccola e succosa all’interno della festa d’autunno.

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Curato dalla direttrice della Cia, Loredana Campitelli, al Convegno sono intervenuti Marco e Dimitri Giardini; Ambra Micheletti (biodiversità agraria – Amap) e Settimio Virgili ex Assam; Sergio Urbinati (misure agroambientali della Regione); il sindaco di Genga Marco Filipponi; del presidente della Cia di Ancona e delle Marche Franco Giannangeli e Alessandro Taddei.

IMG_20251025_103524Una mela speciale considerando che, all’alba del 2000, quando Marco Giardini se ne occupò per “salvare” l’albero, la botanica Graziella Picchi calcolò che dal 1970 oltre 300 varietà di mele scomparvero del tutto dall’area del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi,  nel sentinate e la Vallesina.

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Nel suo libro “I frutti ritrovati nella Marca d’Ancona” oltre alla “papalina” racconta la Mela Rozza (o Ruggine che censì a Campodiegoli, Rocchetta di Genga e Cerreto d’Esi); la Mela in Pietra (o Sasso a Campodiegoli, Maiolati Spontini e Cerreto d’Esi); la Mela Cera (o mela all’olio a Serra San Quirico, Maiolati Spontini e Morro d’Alba); la Cera muso di bove bianca (La musona a Meleto di Genga, Rocchetta di Genga e Monterosso Stazione); la Cera muso di bove rossa (detta Musa a Meleto di Genga, Baruccio, Montelago e Trapozzo); la Donna (o mela Signora a Ostra Vetere), la Mela di San Giovanni (detta Melella ad Ostra Vetere, Serra San Quirico e Frassineta); quella di Luglio (Serra San Quirico). A Monterosso Stazione trovò la Rosciola, la Limoncella, la Saccocciona; la Cotogna a Monte San Vito Serra San Quirico, Campodiegoli e Morro d’Alba) ed infine la Bumbrielle a Serra San Quirico e Campodiegoli.

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Una mela al giorno toglie sicuramente il medico di torno ma potrebbe essere leva di nuove economie. Dopotutto le mele sono il frutto più consumato in Italia: il 93,8% delle famiglie le acquista e per due terzi almeno una volta a settimana. Per consolidare la pole position, il Consorzio Mela Alto Adige, con partner produttivi e fondi Ue, ha lanciato la “Ruota degli aromi”, ispirandosi al vino che aiuta a riconoscere struttura, aroma e sapore delle varietà. Strategia che va a beneficio di tutti i meleti italiani inclusi quelli marchigiani. Il nostro Paese contribuirà nel 2025 ad un quinto dei 10,4 milioni di tonnellate di mele raccolte in Europa. Coltivazione in cui le Marche possono conquistare spazio essendo presenti con circa 200 ettari e 4,6 mila tonnellate.

Véronique Angeletti