Varnelli, uno dei vessilli del “way of life” marchigiano, anima del “vento di anice” che soffia sul Mare Nostrum

Il correttivo perfetto Varnelli Nel caffè, è il “sovrano correttivo”; col seltz, un dissetante; puro, un digestivo, il Varnelli della distilleria omonima, tra i vessilli del way of life marchigiano, è una delle anime del “Vento di Anice” che anima il Mediterraneo. Il titolo scelto da Fabio Bacchi, celebre bartender italiano, per i suoi “Tasting & Storytelling” dove racconta l’anice e l’azienda di Muccia.

Il bartender Fabio Bacchi

FONTE DI SALUTE
Una storia che vede questa pianta protagonista per le sue proprietà curative, fin dal 1500 a.C., nel quotidiano degli antichi Egizi, Greci, Romani e degli Arabi.

«Carlo Magno – scrive il professore Bellomaria dell’Università di Camerino – convinto che non si potesse vivere senza, la fece piantare ad Aquisgrana». Proprietà avvalorate dalla scienza: l’anice è un toccasana per la digestione, è carminativa, espettorante, stimolante, antinevrotica, un correttore del gusto, base ideale per i liquori.

«Un successo – entra nel merito Bacchi – legato ai paesi e al dinamismo delle distillerie che firmano le ricette, ma anche al fatto che la famiglia dei distillati e dei liquori con l’Anice secco è percepita come«l’erede della conoscenza dei monaci, l’espressione di tradizioni popolari, l’appannaggio dei Re e degli intellettuali e, di conseguenza, si merita uno specifico spazio alla pari della famiglia dei vari Whisky o di quella dei Rhum».

Foto anici stranieri
Una famiglia accomunata dall’anetolo che nasce e tuttora avvolge il Mare Nostrum. Caposaldo, l’Arak si fabbricava già nell’VIII secolo, ancora in produzione nelle zone cristiane del Medio Oriente da cui deriva il Raki Turco ottenuto da una base alcolica di uva con anice e menta. Il suo erede è l’Ouzo greco, distillato di vinaccia con il suo forte aroma di anice mescolata a liquirizia, coriandolo, garofano, menta, finocchio, nocciole, cannella da bere allungato. Mischiato acquista un colore bianco latte dovuto agli oli essenziali solubili sì nell’alcol ma non nell’acqua. Il colore del pastis diluito 1 a 5, la ricetta nota è quella di Paul Ricard che usa essenza d’anice, polvere di liquirizia, spezie ed erbe aromatiche.

«In Italia, la famiglia è molto grande – ricorda Bacchi – a seconda delle zone si chiama mistrà, anicione, anice secco, anesone, anisetta, sassolino e altri ancora. E poi, il Varnelli, un brand a tutto tondo».

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NON SOLO DOLCE
Un distillato-liquore che deve la sua eterna giovinezza ad una ricetta unica e segretissima funzionale a trendy cocktail, che fa faville «abbinato con pecorini a pasta semi dura, mediamente stagionati, al Fossa, o ancora a salumi come quello di Fabriano, il ciauscolo dei Sibillini, il prosciutto di Carpegna, la mortadella senza pistacchi e sorprende sui crostacei, sul pesce spada, sulle carni bianche».
Una contemporaneità che va letta attraverso la storia della casa liquoristica.

Fondata da Girolamo Varnelli nel 1868 a Pievebovigliana, la distilleria ha quasi gli anni dell’Italia, è la detentrice della prima licenza (Utf 1) per vendere alcol delle Marche, è tuttora di proprietà della famiglia, ed è gestita dalle sue donne (Elda, Simonetta, Donatella e Orietta). Un prodotto che il secondo Girolamo Varnelli trasformò in un brand negli anni ’50, quando la commercializzazione non si chiamava marketing e attraversa gli anni forte della sua etichetta deliziosamente liberty che sostiene: «A farmi preferir basta un assaggio».

Véronique Angeletti

“Orgoglio e delizie”. L’orgoglio di un anice secco unico al mondo prodotto nelle marche e delizie per come si declina con un pizzico di fantasia e di audacia.

Cocktail con Anice Secco Varnelli

Per chi vuole una ricetta speciale, Financier al kiwi con spuma di mascarpone dello Chef Gabriele Eusebi

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