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Alcuni tipi di farro potrebbe ridurre la diffusione della celiachia

il_farro_per_combattere_la_celiachiaSAN LORENZO IN CAMPO – Introdurre nell’alimentazione farine macinate da alcuni tipi di farro, potrebbe ridurre la diffusione della celiachia nella popolazione. Mancano ancora alcune prove scientifiche ma i presupposti ci sono. L’informazione è stata discussa in una tavola rotonda cadenzata dal prof. Frega, il Preside della Falcolta di Agraria della Politecnica delle Marche, ed organizzata dal Cermis, il centro ricerche e sperimentazione per il miglioramento vegetale, presso la farroteca dell’azienda agricola laurentina Monterosso e  la notizia tuttora fa clamore.
“ Stiamo lavorando nel quadro del progetto sui cereali e la salute che la Regione Marche ha finanziato e ci ha affidato. Un progetto triennale che mira ad accertare l’elevata tollerabilità del triticum dicoccum, spiega il presidente del Cermis, Gino Pasquali. Uno studio difficile nel quale abbiamo potuto accertare che il farro triticum dicoccum, pur essendo un cereale contenente glutine, e dunque non idoneo per i malati celiaci, ha pero’ una tossicità inferiore a quella dei più comuni frumenti come il grano, il frumento, il kamut ecc “ “ E siccome, prosegue il dottore Piccinini, responsabile e coordinatore dello studio, l’incidenza e la gravità di questa malatia dipende da tantissimi fattori – fra i quali anche l’esposizione ad alcune proteine tossiche negli alimenti-, considerando che esiste un’ elevata percentuale di individui predisposti alla celiachia ma non ancora ammalati ed inoltre che molti celiaci producono una particolare linfociti – detta T – per i quali questo farro non diventa tossico, si sta ipotizzando se inserire nella dieta della gente farine di alcuni tipi di farro a bassa  tossicità e dunque diminuire il quantitativo di proteine tossiche che si assume mangiando potrebbe  ridurre la diffusione di questo gravissimo morbo.”
Uno studio che il Cermis conduce a 360 gradi collaborando con il CRA, l’Istituto Nazionale Sperimentale per la Cerealicoltura, con  la  Politecnica delle Marche ma anche con l’associazione italiana Celiachia, le due associazioni di categorie Cia e Coldiretti, e sopratutto con aziende marchigiane leader del biologico in Italia come la Monterosso, l’Alce Nero, la Terra e il Cielo e l’azienda agricola Bioagricoltura Rambona.
“Il farro, precisa il Professore Pogna del CRA, è un frumento vestito che per 10.000 anni ha sfamato il mondo. Poi è stato sostituito con il grano tenero e il grano duro. Nel farro pero’ ci sono dei frammenti di proteici che contrastano gli effetti negativi delle proteine del glutine. Frammenti presenti in quasi tutti i legumi. Osservazioni che suggeriscono che la dieta dell’uomo mediterraneo per molti secoli si è basata su alimenti derivati da frumenti a  bassa o nulla tossicità in associazione con legumi che contribuivano a ridurre ulteriormente i potenziali effetti negativi del glutine.”

Intanto, Stefano Nobili dell’Istituto di scienze materno infantili della Politecnica delle Marche è categorico : “La celiachia non si manifesta solo con disturbi e lesioni dell’apparato intestinale. Ha tante forme molto silente che sono altrettante grave come l’infertilità, l’epilessia, l’osteoporosi o ancora l’alterazione dello smalto dentale. Ci sono molto più malati che si pensa. Comunque abbiamo notato che è sempre più importante la fase dello svezzamento. Introdurre alimenti con il glutine quando il bebe prende ancora il latte dal seno materno sembra ostacolare la malatia anche in soggetti a rischio.” “Comunque precisa la nutrizionista Letizia Saturni della Politecnica delle Marche è bene sempre prendere in riferimento il prontuario dell’associazione italiana celiachia. Il “ no gluten” di molti prodotti in commercio non è veritiero. Non si riferisce alla vera soglia di glutine che il malato non puo’ assolutamente superare.”